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Il Rede (o la Rede) è la chiave di tutto il sistema etico wiccano. "Rede" è una parola dell'antico inglese che sta per "consiglio" e già questo fa capire che non è un "comandamento" , ma un consiglio etico appunto.  La frase centrale e più rilevante è quella così detta Rede corta (in opposizione alla Rede lunga scritta e riadattata più tardi) di cui lo stesso Gardner parlò, affermando che le "witches" erano inclini a seguire l'etica del leggendario Re Pausole: " Fai quello che ti piace purché non danneggi nessuno " . Re Pausole è un personaggio di Pierre Louys (1870-1925) un poeta romantico francese, frequentatore di circoli parnassiani e simbolisti,  conosciuto per aver "espresso la sensualità pagana con perfezione stilistica" (vedi encyclopedia britannica). Il Rede nella sua forma più famosa è sicuramente quella del distico della Valiente:  " Siano otto parole la Rede per voi, se male non fai, fai quello che vuoi" (la traduzione letterale sarebbe "se non danneggi nessuno...").  Una frase simile appare in uno scritto di Aleister Crowley del 1904, The Book of the Law: "fà quello che vuoi sarà la tua legge, Amore è la legge, amore sotto la volontà".  Secondo la B.A. Robinson dell' Ontario Consultants on Religious Tolerance, Crowley adottò questa frase da François Rabelais che nel 1534 scrive: "Fa ciò che vuoi perchè gli uomini che sono liberi, di buona nascita, ben educati e che vivono in buona società, hanno naturalmente un istinto, un pungiglione che chiamano onore e che li spinge sempre ad agire virtuosamente e li allontana dai vizi ". Vedremo nel commento all'ultimo distico la storia e la filosofia di questo concetto. Tornando al Rede c'è da dire che il celebre concetto delle "otto parole" venne poi inserito in un poema che come tutti gli scritti wiccani contiene sia consigli etici che rituali. Questo Rede lungo appare solo nel 1975 al pubblico, tramite una pubblicazione sulla rivista Green Egg, l’autrice di questo articolo è Gwynne Thompson che fa risalire il Rede alla sua tradizione familiare, infatti dice di aver ricevuto da sua nonna la versione lunga del Rede. L’assegnazione a Doreen Valiente è dovuta principalmente alla versione più breve " Siano otto parole la Rede per voi, se male non fai, fai quello che vuoi" , uscito in una pubblicazione successiva a quella della Thompson. Ed è alla Rede della Valiente a cui noi faremo riferimento, mediandola con quella della Thompson, tradotta e riadattata personalmente da me.

 

 

 

 

 



Nel Giusto rimarrai
in Perfetto Amore e Perfetta Fiducia lo farai.

Vivi e poi vivere sappi lasciare

equo nel prendere e nel dare.

Devi tre volte il cerchio tracciare

affinchè gli spiriti si faccian cacciare

Incatena la formula, incatenala bene

esprimila in rima che si conviene.

Dolce lo sguardo, tocco leggero

parla poco e ascolta davvero.

Onora gli anziani, nel nome e nei fatti

l'amore e la luce guidino ancora i tuoi tratti.

In deosil segui la luna e in crescendo

un canto gioioso vai ripetendo.

Quando al contrario la luna è calante,

sussurra un canto purificante.

Quando poi è nuova la luna della Signora

bacia due volte la tua mano che adora.

Infine, le attese del cuore non saran vane,

quando piena la luna rimane.

Quando dal nord il vento urla forte,

ammaina le vele e chiudi le porte.

Se il vento dell'est comincia a soffiare,

ci son novità e feste da fare.

Se il vento del sud si mette ad ululare,

l'amor sulle labbra ti sta per baciare.

E quando il vento di ponente sibila vigoroso,

tutti i cuori troveranno pace e riposo.

Nove legni sotto il calderone metti a bruciare,

infiammali e poi fai consumare.

La betulla nel fuoco vai a consumare

per il gran sapere della Dea mostrare.

Dal bosco la quercia metti sul fuoco a bruciare

per la comprensione del Dio richiamare.

Il sorbo rosso è un albero di potere e fulgore,

che dona vita dalle bacche e magia dal suo fiore.

Il salice vicino all'acqua ci aspetta,

quando l'anima alla Terra d'Estate è diretta.

Il biancospino è bruciato per purificare,

e all'occhio la fata svelare.

E dal nocciolo la saggezza imparate,

la sua resistenza al fuoco nella vita imitate.

Il bianco è il colore del fiore del melo.

che bruciato porta della fertilità il dono.

La vite simboleggia l'uva e la vita

donandoci vino e gioia infinita.

L'abete contrassegna la natura mai spenta

indicando immortalità e rinascita attenta.

Sia il sambuco l'albero eletto

non lo bruciare o dalla Signora sarai maledetto.

Quattro volte il grande Sabba tornerà

nella luce e nell'oscurità.

Quando l'anno vecchio comincia a declinare

con Samhain il nuovo sta per iniziare.

Quando il tempo di Imbolc si figura

il fiore attraverso la neve trasfigura.

Quando la ruota comincia a girare

comincino i fuochi di Beltane a bruciare.

Quando a Lughnasad la ruota gira

attraverso il potere il rito incora.

Quattro volte il piccolo Sabba tornerà

e il sole tutto segnerà.

Quando a Yule il giro è compiuto

accendi il ceppo e regni il cornuto.

Quando la notte è uguale al giorno

di Ostara si vede il ritorno.

Quando il sole raggiunge la sua massima altezza

Re Quercia e Re Agrifoglio si affrontano con fierezza.

Il raccolto a nessuno è negato

quando Mabon è arrivato.

Bada tu al fiore, al cespuglio e al boschetto

e dalla Signora tu sarai benedetto.

E dove l'acqua si va ad increspare

getta una pietra ed il vero ti appare.

Quando un vero bisogno tu avrai

l'altrui avidità mai ascolterai.

Con lo sciocco il tuo tempo è sprecato

e come lui sarai giudicato.

E se in gioia verrai ed in gioia tu andrai,

sul viso e nel cuore la luce tu avrai.

Del tre la legge ricordare dovrai,

tre volte sia il bene che il male riavrai.

E se la fortuna da te è distante 

segna una stella sulla tua fronte.

E che tu sia leale in amore

o anche il tuo amore sarà ingannatore.

Siano otto parole la Rede per voi:

se male non fai, fà quello che vuoi.

 

 

Il primo distico esprime subito un concetto importantissimo molto spesso sottovalutato o ignorato. L’ originale inglese recita “Bide the Wiccan Laws we must, In Perfect Love and Perfect Trust.”. La Valiente scrive: “Bide within the Law...”. Io ho interpretato la parola “Law” con “il Giusto”. Ricordiamoci che tutti gli scritti wiccani ed in particolare il Rede non sono dogmi di fede ma solo consigli etici,  perchè l’etica wiccana si basa sulla responsabilità individuale. Questo è il motivo che mi ha spinto a non tradurre subito con Legge, anche perchè “we must” in iglese indica un comando che viene dall’interno e non dall’esterno (come con” have to...”). La “Law” del Rede è assolutamente un’astrazione. Problemi maggiori di traduzione possono riscontrarsi nella seconda parte. Per mantenere la rima si trovano traduzione che modificano di non poco il senso del “Perfect”. Se prendiamo come esempio la traduzione che si trova su Wikipedia, “Osservare la Rede noi dobbiamo

Con tutto l'Amore e Fiducia che abbiamo”, osserviamo che il “Perfect” scompare stravolgendo il vero senso della frase. Durante le iniziazioni per esempio si usa la frase “In Perfetto Amore e Perfetta Fiducia”( In Perfect Love and Perfect Trust), è quindi un assunto importante, ma cosa vuol dire Perfetto? Il vero Amore così come la vera Fiducia non può non essere perfetta cioè giusta, nè troppa nè poca, ma come si può misurare qualcosa di irrazionale come l’Amore e la Fiducia? La risposta è: nelle azioni, equilibrandole con la grande forza della Libertà. Amare vuol dire soprattutto volere il bene di quella persona e quindi lasciarla libera in ogni istante anche quando ciò significa perdere l’amore. Vuol dire però anche lasciarsi liberi, mantenere la propria libertà non in senso individualistico ma nel senso di non ingabbiare la propria personalità a livello psicologico ed emotivo. L’amore di una bambina che tiene in gabbia una farfalla non è amore? Si certo è amore ma non è Perfetto Amore. Nello stesso modo un uomo eccessivamente geloso al punto di segregare la propria donna in casa può dirsi innamorato? Certamente lo è, ma il suo Amore non è Perfetto perchè non include l’amore per il bene della sua donna e il bene più grande per un essere umano è senz’altro la sua Libertà. In questa situazione però anche lui non è libero, non è libero di amare. Lo stesso discorso si può fare per la Fiducia. Se essa è eccessiva si scivola nel fideismo che acceca l’Intelletto e la ragione. Al contrario se è carente sorge il sospetto che danneggia irreparabilmente ogni tipo di rapporto. Ecco l’importanza dell’enunciato, il Rede svela dalla prima frase sè stesso, esso afferma: “seguimi, ma in Perfetto Amore e Perfetta Fiducia. Accettami cioè come un saggio consiglio ma non prendermi nè come un dogma nè come una bella poesia!”.

Il secondo distico si ricollega fortemente al primo: “vivi e lascia vivere” non vuol dire “fatti gli affari tuoi e lascia stare in pace gli altri”, ma rispetta la tua Libertà e quella degli altri. Infatti è difficile sia capire quando si sta intaccando la libertà degli altri sia, a maggior ragione, quando si sta violentando la propria libertà. L’imperativo “vivi!” richiama la frase dell’Incarico  Che la mia adorazione risieda nel cuore che gioisce, giacchè tutti gli atti di amore e gioia sono rituali a me consacrati.” ,pronunciati dalla Dea. La seconda frase è intuibile.

Ecco i primi consigli pratici: il Cerchio va tracciato tre volte, il tre è nella Wicca numero sacro soprattutto per la triplicità della Dea (Vergine, Madre ed Anziana). Il canto inoltre è meglio esprimerlo in rima. La forza della rima è incredibile perchè con essa pizzichiamo le corde dell’anima. Riuscireste ad emozionarvi nello stesso modo leggendo una poesia senza rima?

Questo è un consiglio sia etico che rituale. Nel rito come nel rapporto con gli altri è importante sguardo dolce e tocco leggero proprio perchè le emozioni si percepiscono attraverso i sensi ed è quindi importante imparare ad ascoltare sia gli altri sia noi stessi. Questo vale per ogni aspetto della vita.

Questo distico è un introduzione della Valiente ed è a mio avviso un saggio consiglio.

Consigli ritualistici sulle corrispondenze lunari. Durante la luna crescente si eseguono rituali gioiosi proprio perchè sono atti alla crescita in ogni ambito. Quando la luna invece è calante si eseguono rituali atti alla purificazione ed al bando ma anche alla catarsi del corpo e dell’anima. Quando la luna è nuova bacia la tua mano due volte alla signora. Questa frase viene spesso interpretata come: “bacia la mano alla Signora” ma è una interpretazione erronea. L’originare è “thy hand to Her..” la cui traduzione letterale è “la tua mano verso Lei”: è il classico gesto dell’adoratio che già i romani usavano per dimostrare rispetto e venerazione verso gli dei e che è rimasto anche nella pratica cristiana. E’ il gesto di baciarsi la mano e “lanciare” il bacio verso la statua o comunque verso il sacro. Infine quando la luna è piena è il momento dell’Esbat, è il momento della pienezza e della realizzazione, è quindi il momento più propizio per esprimere il proprio desiderio attraverso il rito.

Segue una serie di detti sui venti e sui legni da bruciare, facilmente intuibili e derivante dalle tradizioni folckloriche delle isole britanniche. Questo elenco termina con un tabù. E già...un vero e proprio tabù!! Spesso si sente e si legge che la Wicca è una religione libera che non ha dogmi nè tabù, questo è solo parzialmente vero ed ho spiegato più volte in cosa consiste la libertà della Wicca. Ma spesso si tralascia il significato delle parole. “L’uso esteso del termine Tabù è stato spesso fonte di confusione. Tabù è un termine polinesiano che, in quel contesto, indica i limiti che negli usi religiosi e sociali separano certe persone o cose, luoghi o attività e li circonda di regole per quel che concerne l’avvicinarli o il metterli da parte. Il tabù è stato visto come un sistema che segnava la separazione da ciò che è sacro da ciò che è profano. Tabù ha una dimensione positiva e una negativa: la separazione può essere positiva se si considera la protezione, la differenziazione o la formazione dell’identità; può essere negativa se è forma di dominio.”1

In questo caso il tabù di bruciare il sambuco ha una valenza positiva in quanto il divieto è diretto a non “nuocere” alla divinità e quindi viene considerata la protezione dello spirito che è dentro l’albero. Fra i Germani infatti,  il sambuco si chiamava Holunder, termine rimasto in uso anche nel moderno tedesco, e cioè "albero di Holda". Holda o Hulda era una fata del folklore germanico, narrata come una giovane donna benevola dai lunghi capelli d'oro, la quale abitava nei sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque dei fiumi, dei laghi e delle fonti. Ovviamente prima di essere una fata Holda era una dea dell’ antica Germania( quindi una manifestazione della Dea nella Wicca)  e a dichiararlo è il grande filologo Jacob Ludwig Carl Grimm (uno dei fratelli Grimm). Nel folcklore germanico cattolico Holda diventa uno spirito patrono della stregoneria esattamente come Richella e Madonna Oriente identificata dagli inquisitori come Diana o Herodiade. (vedi qua)). Bruciare l’albero quindi sarebbe un offesa alla Dea, un sacrilegio. Ovviamente è nella Wicca un tabù esclusivamente religioso e non sociale. Non vi è nessuna legge che vieta di bruciarlo e nessuno viene linciato per aver bruciato il sambuco!

Continua con la spiegazione degli otto sabba. I quattro minori che corrispondono agli equinozi ed ai solstizi (Re Quercia e Re Agrifoglio qui si affrontano a Litha, solstizio d’estate, ma si affrontano anche a Yule. Vedi qua) e i quattro maggiori cioè i sabba che segnano i punti a metà strada tra quelli minori, un tempo giorni di grandi festeggiamenti per i celti.

 Nel distico che segue si esplicita l’intrinseca tendenza wiccana al rispetto dell’ambiente come manifestazione del divino e quindi sacro, inviolabile e a cui non si può recar danno. L’ambiente è il ricettacolo degli Dei e da Essi inscindibile, per tanto è e deve essere degno di rispetto e venerazione.

E’ una mantica tradizionale, una pratica divinatoria antica chiamata idromanzia. Un’altra serie di consigli etici di semplice comprensione e grande saggezza. Il distico in cui si fa mensione di “In gioia...” (Merry meet, merry part) sta ad indicare una sorta di saluto tipico: “In gioia ci incontriamo, in gioia ci lasciamo e in gioia ci ritroveremo”. Si usa questa frase soprattutto quando ci si trova nel Cerchio.

La famosa legge del Tre richiede una particolare delucidazione. Questa legge ha il suo prototipo  in una pubblicazione di Gardner del 1949, High Magic’s  Aid . Secondo il terzo principio della dinamica ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria, questo vuol dire che in natura non esistono forze isolate, le forze sono sempre in coppia. Ad esempio la terra attira verso il suo centro un corpo (gravità) e questa forza si chiama peso del corpo. Contemporaneamente però, quel corpo attira a sè la terra con una forza di uguale direzione e intensità, ma di verso opposto. Gardner viaggiò per anni in oriente e credeva fermamente nel karma, una parola spesso male interpretata in occidente. Karma è una parola sanscrita derivata dalla radice kr che significa fare. Il karma (l’azione) ha diversi corollari tra cui il samsara cioè il ciclo di morte e rinascita (la metempsicosi accettata da tempo anche in occidente nell’orfismo e probabilmnte nelle dottrine druidiche e presente anche nella Wicca). La legge del karma è la legge della retribuzione degli atti: i nostri atti portano necessariamente dei frutti, se non nella vita presente, almeno in quella futura. Per sentirsi mobilitato e non cadere nella tentazione di porsi come scopo accumulare un buon karma anzichè la liberazione, l’uomo deve porsi i problemi come se questa vita fosse l’ultima: questi problemi sono quelli della sua responsabilità sulla terra di fronte a sè stesso e di fronte agli altri2. E’ proprio questo il senso della Legge del Triplice ritorno, non bisogna fare del bene in attesa della ricompensa.(www.eclettismo.altervista.org).  

Nel distico successivo troviamo un piccolo consiglio pratico: la stella è sempre stato simbolo di vita, di luce e quindi di luce che scaccia le tenebre per cui simbolo di fortuna. Nella Wicca ha un particolare significato essendo un simbolo religioso, è un pò come per un cristiano che si fa il segno della croce per allontanare le brutture.

Consiglio etico di grande saggezza. Si ricollega alla Legge del Tre e al primo distico per il concetto di “Perfetto Amore e Perfetta Fiducia”.

Ed ecco che il poema si conclude con la “Summa” redica cioè il rede stesso: An it harm none, do what ye will”. Spesso ci si concentra, giustamente, sul secondo assunto che, interpretato in modo crowleyano, rende superfluo il primo. In effetti non a caso il “se non fa male (se non nuoce) nessuno” viene prima del “fà ciò che vuoi”. Il concetto del “non nuocere” è vecchio come l’uomo. Nel momento in cui gli uomini si costituirono come comunità nacque l’obbligo morale del non fare del male ai consociati. Una delle più antiche testimonianze è dell’antico egitto nella dichiarazione di innocenza riportata nel papiro di Ani in cui il defunto in occasione della pesatura del cuore (psicostasia) dichiara di non aver fatto del male.

Anche il secondo assunto non è di certo nuovo, ma esso assume una coloritura diversa nei diversi contesti. Il “Dilige et quod vis fac” di sant’Agostino ha il significato di amore in senso cristiano e cioè come carità, amore divino. Dio ama l’uomo e gli manda suo figlio unigenito come vittima espiatrice. Questo è di esempio al cristiano che pone la carità alla base del suo agire. E’ una Volontà per così dire condizionata, una “Volontà sotto l’Amore” (amore inteso come carità e non come Eros), in quanto è l’amore che deve fungere da volano per la volontà. Non voglio qui giudicare questa formula, e lascio al lettore le sue conclusioni. François Rabelais che nel Gargantua scrive : "Fa ciò che vuoi perchè gli uomini che sono liberi, di buona nascita, ben educati e che vivono in buona società, hanno naturalmente un istinto, un pungiglione che chiamano onore e che li spinge sempre ad agire virtuosamente e li allontana dai vizi” si pone in una posizione estremamente critica verso le regole della chiesa. Per lui vige una formula che si potrebbe definire “Volontà sotto l’Onore”. E’ l’onore, istinto naturale, a guidare la volontà: ognuno di noi può fare quello che vuole se le sue azioni sono guidate dall’onore.

Pierre Louys fa dire al suo re Pausole: “Fai quello che ti piace purché non danneggi nessuno” . La sua formula èPiacere sotto il Rispetto”: l’agire umano è libero nella misura in cui si può fare quello che arreca piacere ma nel rispetto dell’altro, rispetto inteso come non nuocere. Il rispetto è qui inteso come innocenza cioè come il non nuocere. Il Crowley nel 1904 ha un’illuminazione al Cairo, e fissa una nuova formula: “Amore sotto la Volontà” espressa dalle famose frasi “Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge” e “Amore è la legge, amore sotto la volontà”. Qui la chiave è la “Volontà vera”. Esiste all'interno di ognuno di noi una parte incontaminata e pura di cui ordinariamente non siamo consapevoli, ma che ci guida in ogni azione o scelta se non la fermiamo deliberatamente, essa è chiamata "Volontà Vera", o THELEMA. Questa Volontà Vera è una porzione di Infinito uguale e insieme a tutte le altre frazioni (attive o inattive che siano) presenti in tutto ciò che esiste. E' questo il motivo per cui una Volontà Vera non potrà mai contrastare un'altra Volontà Vera, né porre in essere azioni lesive delle altrui libertà. In questo modo ogni uomo/donna è realmente libero e senza restrizioni, perché gli unici limiti esistenti, quelli costituiti dalla altrui libertà, non sono limiti effettivi, essendo ogni volontà/libertà parte uguale della medesima entità cosmica (Hadit). Poiché la formula fondamentale dell'universo e della vita è amore, e poiché è il più nobile dei poteri, cioè la Forza Coesiva Universale, vi è il rischio di venirne travolti; quindi bisogna saperlo gestire con la folgore della Volontà. Senza di questa l'amore, sebbene il più nobile dei poteri, si abbasserebbe al pari di tutte le altre energie, divenendo quello che è qualsiasi cosa senza la volontà: una forza cieca. Da qui si intuisce facilmente come l'amore "sotto la volontà" è la forza coesiva universale correttamente indirizzata, e costituisce il cosiddetto "entusiasmo energizzato", il vero "motore" di Kundalini. "Fa' ciò che vuoi" quindi non è licenza ad abbandonarsi a qualsivoglia idea o tendenza, irrispettosi di leggi ed individui: non è anarchia né caos, e nemmeno indisciplina o rilassatezza di costumi. La frase non invita l'individuo a "fare come gli pare" infischiandosene degli altri; ma, diversamente, ha molteplici significati, tutti rigorosi ed apprezzabili eticamente; e, in ultima analisi, è il più rigido dei legami. (http://www.ordo-templi-orientis.it/oriens.html). Il Rede riprende il concetto crowleyano di volontà ma lo integra con il più antico precetto etico del mondo “non nuocere a nessuno”. Come può la Volontà vera avere bisogno di integrazioni? Che bisogno c’è di aggiungere il “se non fa male a nessuno” alla volontà, se i limiti costituiti dall’altrui libertà non sono limiti effettivi essendo ogni “uomo e ogni donna una stella” (Al 1,3)? E’ una questione sulla quale molti wiccani si interrogano. Molti dimenticano però di interpretare il rede in senso wiccano e non in senso thelemico! Il Rede esprime una nuova formula perchè riprende il concetto etico del re Pausole ma sostituisce il mero piacere con la Volontà vera. La Volontà vera è, in pratica, quella scintilla divina che è in noi. Ma l’uomo non è totalmente divino, almeno non dalla nascita. La Volontà Vera ci spinge verso il Giusto, ma il nostro essere umani ci porta ad un errore di valutazione che Proclo chiamava Male. Ecco perchè il Rede saggiamente consiglia di non fare il male cioè di non nuocere a nessuno spingendo contemporaneamente l’essere umano a trovare il contatto con il suo io divino e quindi con la sua Volontà. Nell’Incarico la Dea dice: “che in voi ci siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e venerazione” . Queste quattro coppie di valori indicano che c’è un’armonia tra potenza e forma per cui una quinta coppia potrebbe essere Amore e Volontà. Non Amore sotto la volontà quindi, ma Amore in armonia con la Volontà, ecco la differenza del concetto redico e del concetto thelemico e la scelta della formula “se male non fai, fai quello che vuoi”.