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La Discesa della Dea
La Discesa della Dea

Questo scritto è un mito che attualizza, interpretandolo, la Discesa di Innana agli Inferi (ma è anche ispirato alla scena iniziatica della Villa di Pompei, alla quale il Gardner fa riferimento),  un antico poema rinvenuto negli scavi archeologici sulle rovine della città di  Nippur nel sud della Mesopotamia, una zona corrispondente all'attuale Iraq. La Discesa della Dea narra, proprio come l'antico poema, la discesa della Dea nel Regno delle Ombre, nell'Aldilà. Perchè la Dea discende? Cosa rappresenta questa leggenda? leggiamo prima il testo, poi cercherò di spiegare.

 

"Nei tempi antichi il nostro Signore era (ed ancora è) colui che conforta e consola. Ma gli uomini ancora lo conoscevano come il terribile Signore delle tenebre, solitario, severo e giusto. Ma la nostra Signora, la Dea, voleva svelare ogni mistero, anche quello della morte, e così Ella viaggiò fino al Mondo Inferiore. Il Guardiano delle Porte Le intimò: "Spogliati degli abiti, deponi gli ornamenti; giacchè nulla puoi portare con te in questa nostra terra". Così Ella si spogliò di abiti e gioielli e venne legata, così come deve essere qualsiasi vivente che cerchi di entrare nei reami della morte, di Colui che è Potente. Tale era la sua bellezza, che lo stesso Signore della Morte si inginocchiò e depose la spada e la corona ai suoi piedi, baciandoglieli e dicendo: "Benedetti siano i tuoi piedi che ti hanno condotto qui. Resta con me; ma lascia che ponga le mie gelide mani sul tuo cuore". Ed Ella rispose: " Giammai. Perchè fai morire e scomparire tutto ciò che amo?" "Signora" replicò Morte "E' a causa del tempo, tutto si trasforma ed è necessario che tutto passi. Il tempo fa appassire ogni cosa, ma quando gli uomini muoiono, io dono loro pace e forza affinchè possano ritornare giovani. Ma tu, splendida, non tornare indietro e resta con me". Ma Ella rispose: "Io non ti amo". "Allora", disse Morte "Poichè non hai accolto la mia mano sul tuo cuore, dovrai piegarti alla frusta della Morte". "E' un destino migliore" Ella disse e si inginocchiò. E Morte percosse il suo candido corpo. Ed Ella gridò "Ora conosco gli spasimi dell'Amore" e Morte allora La sollevò e disse: "Sii benedetta" e la baciò per cinque volte dicendo: "Solo così puoi ottenere gioia e conoscenza". Ed Egli Le insegnò tutti i suoi misteri e Le donò una collana, ed Ella dichiarò: "Questo è il cerchio della rinascita. Attraverso di te tutte le cose si allontanano dalla vita, ma attraverso me tutte le cose possono rinascere. Tutto passa e tutto si trasforma niente è eterno. Mio è il mistero del grembo, che è il calderone della rinascita. Come la Vita è solo un viaggio verso la morte, così la morte è solo un passaggio per tornare alla vita, e in me il cerchio ruota in eterno". Ed Essi si amarono e furono una cosa sola e ne derivarono tre grandi misteri. Per realizzare l'Amore è necessario ritornare nuovamente nello stesso tempo e nello stesso luogo dei nostri cari e incontrarli, riconoscerli, ricordarli ed amarli nuovamente. Ma per rinascere bisogna morire ed essere resi pronti per un nuovo corpo. E per morire è necessario nascere e senza l'Amore nascere non si può. E la nostra Dea cinge l'Amore e la gioia e la felicità e veglia e nutre i suoi figli segreti durante la vita. E nella morte Ella insegna la strada per congiungersi a Lei ed anche in questo mondo insegna loro i misteri del Cerchio sacro che si trova tra il mondo degli uomini ed il regno dei Potenti."

 

 Dalla leggenda emerge che la catabasi della Dea (la sua discesa nell'Ade) ha sia una connotazione rituale ,rappresentando la Dea l'iniziato e svelando il rito dell'iniziazione,sia un contenuto etico, indicando la concezione della morte, la più grande di tutte le iniziazioni. Andiamo ad enucleare quindi prima quest'ultimo aspetto, cioè quello etico. Nel mito il Dio è il dio degli inferi (l'Ade dei greci), la Dea è la sua ipostasi umana, si potrebbe dire un' eroina (come Eracle)ed una regina, che attraverso la sua discesa, apprende il mistero assumendo così il suo aspetto luminoso di Dea della Rinascita e della fertilità. Il motivo che la spinge ad inoltrarsi nel Regno dell'Ombra è la sua volontà di svelare il mistero. Quante volte ci siamo chiesti il perchè della morte? Anche in questo caso, l'estetica precede l'etica e non il contrario. Noi siamo spinti a ragionare sulla morte perchè l'abbiamo vista. E' la visione che ci illumina.E' l'esperienza della morte che ci colpisce e ci fa riflettere. "Si tratta di vedere allora dove si ha l'esperienza di morte perchè, se la morte dell'altro non fosse in un certo senso la mia morte, io non potrei neanche riconoscere la morte, perchè non potrei riconoscere la fine. Se io nell'altro riconosco la fine, in un certo senso devo essere implicato nella sua fine. Il fatto che necessariamente ciò che nasce muoia non vuol dire che ciò che nasce, per il fatto di essere vita, accetti impunemente di morire. La naturalità del morire non coincide con la rassegnazione alla morte, anzi il vivente, in quanto vivente, finchè può, vuole allontanare la morte da sè."(I nuovi pagani-Salvatore Natoli).

La Dea quindi incarna nel mito la reazione dell'uomo di fronte al mistero della Morte. Decide così di partire per cercare delle risposte, ma alla porta degli Inferi ecco che impara la prima "lezione": la morte è di Tutti, la ricchezza, gli abiti e gli ornamenti non contano per la morte perchè essa sopraggiunge per tutti. Il Guardiano, ipostasi del Dio, le intima di spogliarsi di tutti i simboli della sua nobiltà e del suo potere di regina perchè la morte è una "Livella" (per citare il grande Totò), e nel suo regno siamo tutti uguali. Ma non basta, la Dea viene legata: ecco appresa la seconda nozione. La morte paralizza (si ricordi il rigor mortis), lega per sempre in quanto processo irreversibile. Da essa non si può tornare indietro. (per quanto riguarda il legare vedi La Stregoneria Oggi, Gerald Gardner, ed, venexia pag. 100). Questo è quanto si "vede" dalla morte. Saranno davvero così inestricabili i suoi nodi? La Dea si presenta al cospetto di Morte. La sua bellezza è tale (la bellezza dell'amore) che anche il Re di quel regno gelido si inginocchia a Lei, deponendo i simboli del suo potere. Così, disarmato e con umiltà le chiede di porre le sue "gelide mani" sul suo cuore. Le chiede cioè di essere amato. Io odio la morte perchè essa fa " scomparire tutto ciò che amo". Perchè? Morte risponde "E' a causa del tempo, tutto si trasforma ed è necessario che tutto passi. Il tempo fa appassire ogni cosa..." Non è Il Dio che ci fà morire, ma anzi Egli ci accoglie donandoci pace e forza, preparandoci al ritorno. Ritorno? ecco la rivelazione. Difficile da accettare, la morte è brutta "il vivente, in quanto vivente, finchè può, vuole allontanare la morte da sè". "Io non ti amorisponde la Dea. Ma il rifiuto della morte ci porta alla sofferenza perchè essa viene comunque a causa del tempo. Allora, concependola come il male, come antitesi della vita (e quindi del bene), alla sua vista noi soffriamo e soffriamo in modo atroce. Seppur amata infatti,  la morte porta comunque sofferenza, ma rifiutata porta una sofferenza molto peggiore perchè non cosciente. Vissuta come male che si può evitare,  Male da cui riscattarsi. Ma essa arriva comunque e può arrivare in qualsiasi momento così come in qualsiasi momento può arrivare l'amore o si può perdere l'amore. Mi viene in mente un concetto stoico esplicato da una metafora molto bella: l'uomo nella sua relazione con la vita è come un cane legato ad un carro. Il cane ha due possibilità: seguire armoniosamente la marcia del carro o resisterle. La strada da percorrere sarà la stessa in entrambi i casi; però se ci si adegua all'andatura del carro, il tragitto sarà armonioso. Se, al contrario, si oppone resistenza, la nostra andatura sarà tortuosa, poiché saremo trascinati dal carro contro la nostra volontà. L'idea centrale di questa metafora è espressa in modo sintetico e preciso da Seneca, quando sostiene: Ducunt volentem fata, nolentem trahunt («Il destino guida chi lo accetta, e trascina chi è riluttante»). Ma la Dea non accetta l'idea della morte e, anzi la sfida "E' un destino migliore". Allora subisce la frusta della morte, il dolore cioè che ognuno di noi subisce quando "vede" la morte, perdendo magari i propri cari. In quel momento allora si interroga, e attraverso la sofferenza che è Maestra di conoscenza la Dea capisce: "Ora conosco gli spasimi dell'Amore". Ma che nesso c'è tra Amore e Morte? Ecco svelato il mistero che è uno e triplice: "Per realizzare l'Amore è necessario ritornare nuovamente nello stesso tempo e nello stesso luogo dei nostri cari e incontrarli, riconoscerli, ricordarli ed amarli nuovamente. Ma per rinascere bisogna morire ed essere resi pronti per un nuovo corpo. E per morire è necessario nascere e senza l'Amore nascere non si può. ". Tutto nasce dall'Amore"innanzi non eran gli immortali che Amore tutte quante le cose mescolasse"(Aristofane-Gli Uccelli), da esso nasce la Vita, senza l'Amore non si può nascere quindi non si può vivere, a livello cosmico non c'è vita senza Amore, come ricorda Aristofane ne Gli Uccelli esprimendo un concetto orfico. Ma "Tutto passa e tutto si trasforma" e per  passare da uno stato all'altro è necessario che quello stato non duri in eterno, ma finisca, muoia affinché lo stato successivo sopraggiunga. Riguardo alla prima frase( è necessario ritornare novamente...) è lo stesso Gerald Gardner che c'è ne da una spiegazione nel suo Stregoneria Oggi: "L'essere umano primitivo temeva di rinascere fuori dalla tribù, per cui nelle preghiere rituali al proprio Dio chiedevano di rinascere nello stesso luogo e tempo dei suoi cari, in modo da poterli ricordare e amare di nuovo." (La Stregoneria Oggi pag 84). Ecco svelato il Mistero, il mistero del Cerchio "Come la Vita è solo un viaggio verso la morte" perchè essa sopraggiunge necessariamente, "così la morte è solo un passaggio per tornare alla vitae nella Dea "il cerchio ruota in eterno". Ecco raggiunta la conoscenza, ma come è stata raggiunta? attraverso la sofferenza: "Solo così puoi ottenere gioia e conoscenza" . Seppur esistano delle sofferenze inutili, solo attraverso di essa si raggiunge la gnosi, attraverso l'esperienza, attraverso l'esperienza del "panta rei" noi conosciamo la morte. E seppure nessuno ha fatto esperienza della morte in modo cosciente da raccontarlo, attraverso l'esperienza della primavera che sopraggiunge necessariamente all'inverno, siccome "come in basso così in alto" allora crediamo che anche dopo l'Inverno della Morte sopraggiunga la Primavera della rinascita fino alla fine delle rinascite, fino al ricongiungimento finale al Divino.

Oltre al grande contenuto etico, La Discesa della Dea, come ogni scritto religioso wiccano, dà precise regole rituali. La Morte, la più grande di tutte le iniziazioni, ci dà un modello da seguire per affrontare il percorso iniziatico e strictu sensu il rito di iniziazione. L'iniziato vuole (si ricordi l'importanza della Volontà nel Rede) scoprire il Mistero, proprio come la Dea. E proprio come Lei viene spogliato dei suoi ornamenti e reso umile nel Cerchio affinchè affronti la morte rituale. L'iniziazione è infatti una palingenesi ,cioè una rinascita dopo la morte rituale. E' un cambiamento di coscienza, un cambiamento di vita. La corda rituale con cui viene legato e la frusta con la quale viene simbolicamente frustato rappresenta proprio la morte rituale. Allo stesso modo il bacio quintuplice rappresenta la rinascita dell'iniziato con la benedizione degli Dei attraverso il sacerdote o la sacerdotessa (che rappresentano rispettivamente il Dio e la Dea).

 

 

N.B. Questa versione della Discesa è una mia personale traduzione dell'originale usato nel rito funebre in onore di Doreen Valiente ( leggibile da http://doreenvaliente.com ) e dalla versione di Miriam Simos nel suo celebre libro La Danza a Spirale pagg. 308-309, rielaborato da me.