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Bene e Male
Wicca vs New Age
Bene e Male

In genere si liquida in fretta questo discorso affermando impropriamente che nella Wicca non ci sono questi concetti oppure, ancora più impropriamente, che la wicca riconosce sia il bene che il male. Il discorso come è ovvio è molto più complesso. Innanzitutto non c’è nulla da riconoscere perchè tutti gli uomini e le loro concezioni religiose sanno che sia il bene che il male agiscono! La differenza in ogni concezione religiosa o filosofica che sia, consiste nel chiarire i confini e nell’affermare cosa sia il bene e cosa il male. E’ vero che la wicca ha una visione completa dell’uomo e del mondo, nel senso che vede come necessari sia l’aspetto luminoso sia quello oscuro (interni o esterni all’uomo). Il problema è che, molto superficialmente si identifica il bene con la “luce” e il male con “l’oscurità”. Ancora una volta le cose si complicano.

Che cos'è il Bene? Etica & Estetica

 
Chiariamo innanzi tutto cosa si intende per Bene in un contesto religioso. “Nel linguaggio corrente non si parla solo di “buone azioni”, o di “persone buone”, ma anche di “buona terra”, di un buon cavallo”, ecc. In tutte queste espressioni è presente un giudizio che afferma la “buona realizzazione” di ciò che costituisce la terra, il cavallo, una persona. Un “buon cavallo” da corsa sarà diverso da un “buon cavallo” da tiro, a seconda che realizzi ciò che lo rende atto alla corsa o al tiro. Il bene morale, secondo un’accezione ancora molto generica, sarà ciò che realizza pienamente la persona umana. Evidentemente i criteri del bene (e del male) sono strettamente dipendenti dalla concezione che si ha della persona...Nel contesto delle esperienza religiosa, si può affermare che il bene morale è sempre considerato espressione della sapienza e della volontà divina.”
[1] Il problema è: il bene in senso etico ha valore di per sè o in relazione al divino? In altre parole i concetti di bene e male vengono dal divino o sono frutto dell’esperienza umana? Eraclito risponde “La natura umana non ha conoscenze, la natura divina si” e ancora “belle per il Dio sono tutte le cose, e giuste; ma gli umani ne hanno ritenute giuste alcune, ingiuste le altre”[2]. La Wicca fa sua questa massima di saggezza e pensa che il divino non potrebbe mai dare all’uomo delle leggi: in primo luogo perché la sua legge è la natura, in secondo luogo perché ciò che è giusto per il divino non può essere giusto per l’uomo e viceversa in quanto vivono in dimensioni diverse. Se il divino interviene nella storia, influisce sull’uomo interagendo sulla sua libertà e snatura, soprattutto, la sua Ragione. E’ l’uomo la misura del suo agire. Ma gli uomini sono diversi e i loro interessi sono confliggenti. Ogni uomo è puntuazione di forza. Allora in questo opporsi di forze, in questo ginepraio di esistenze, come districarsi? Come condurre la propria vita? “In questo schema la dimensione pagana è una dimensione che si muove lungo due determinazioni, che sono ognuna l’altra faccia dell’altra: da un lato una dimensione agonistica, dove vivere vuol dire stare nella lotta, vivere vuol dire combattere; e dall’altro lato il trovare in questo elemento di lotta una dimensione di mantenimento, di misura, di forma, di saggezza. In questo spazio sorge una concezione dell’individuo interamente collegata alla coltivazione della propria forma. Perché la coltivazione della propria forma vuol dire tenere insieme gli elementi della durata con quelli di misura. Per durare è necessario insieme il combinarsi della potenza e dell’eleganza. C’è un frammento di Nietzsche, che da questo punto di vista coglie perfettamente il senso del tragico, che è dedicato al Grande Stile: “Il Grande Stile si ha quando il bello vince sull’immane”. L’immane è appunto la potenza che nella sua esplosione tende anche alla dissoluzione. Allora quella potenza che è potenza della lacerazione diventa una potenza del Grande Stile, dell’eleganza, della perfezione della forma. La perfezione della forma è composizione di potenza e stile, di potenza e misura.”[3] Il Bene è quindi equilibrio, misura, armonia (concezione questa prettamente pagana intesa come pagana classica). In quanto armonia, il Bene coincide con il Bello. Il bene si rende percepibile come Bello. Se dunque l’uomo conosce il bene egli lo fa con la percezione sensibile, lo fa attraverso i sensi: egli vede il bello, lo tocca, lo sente, ne ha esperienza. Ed è proprio con questa esperienza che ha l’esperienza del bene. Ecco perché è l’estetica che precede l’etica.
 

Il Male: disarmonia e affermazione dell'Essere


Il Male è quindi bruttura, ciò che fa indispettire i sensi: la vista lo rifugge e l’udito inorridisce. Il Male è quindi squilibrio, dismisura, disarmonia. Le culture primitive identificavano questo squilibrio nel caos primordiale, capace in ogni momento di ritornare, portando scompiglio nella vita dell’uomo. Ecco che questo caos si incarna in spiriti maligni portatori di brutture: malattie, dolore, sofferenza, morte. Ecco che bisogna scacciare questi spiriti, ecco che è necessario combattere. Un mezzo che l’uomo ha, oltre il suo agire “profano”, è il suo agire “sacro” cioè rituale, ritualizzare il “dramma della presenza”: è il magico. Ernesto De martino individua proprio la magia come un mezzo per affermare il proprio esserci nel mondo, il contrastare il rischio del ritorno del caos: “L’uomo magico è esposto al rischio della labilità nelle sue solitarie peregrinazioni, allorché la solitudine, la stanchezza connessa al lungo peregrinare, la fame e la sete, l’apparizione improvvisa di animali pericolosi, il prodursi di eventi inaspettati ecc., possono mettere a dura prova la resistenza del ‘ci sono’. L’anima andrebbe facilmente ‘perduta’ se attraverso una creazione culturale e utilizzando una tradizione accreditata non fosse possibile risalire la china che si inabissa nell’annientamento della presenza”.
[4] Ma a questo punto facciamo un salto logico perchè passiamo dal concetto di bene etico a quello di bene ontologico. Abbiamo detto però che è l’uomo la misura del bene e del male per cui non dovrebbe esistere il male per sé. La Wicca infatti nega categoricamente che il male esista in sè. Male qui inteso come assoluto, come incarnazione del male come è in altre religioni rappresentato da una figura metafisica: il diavolo cristiano, lo spirito malvagio mazdeo ecc. Se si concepirebbe il male come esistente inoltre si sprofonderebbe in un dualismo per cui si dovrebbero ammettere due principi opposti Bene e Male. Ma la Wicca contempla il concetto per il quale Tutto è Uno in linea con la Tradizione esoterica. Si deve tendere quindi verso il monismo. La Dea e il Dio infatti non sono due principi separati ma due opposti complementari scaturenti da un Primo Mobile (come affermava il Gardner) per cui è sbagliato il discorso banale che spesso si sente in alcuni ambiti pseudo-wiccani, che ci sono il bene e il male esattamente come ci sono il Dio e la Dea. Il male infatti non può risiedere presso il divino perché in esso vi è armonia. Come spiegava Proclo infatti il male non si trova tra gli esseri divini, tra le ipostasi o tra gli dèi, ma solo in quello terrestre dove predomina la molteplicità con scarsa potenza di unificazione, mancanza di armonia e numerosi conflitti per il continuo prevalere della differenza sull’identità. Il male però non può essere l’opposto dell’essere ( e quindi non essere) altrimenti coinciderebbe con il nulla. Ma se esso né esiste né non-esiste, che cosé?


Che cos'è il Male? Ontologia del sub-contrario, Etica & Colpa 

Dal Teeteto di Platone, Proclo ricava una concezione più soddisfacente del male, come “subcontrario”. Il definirlo privazione del bene non spiega la sua capacità di azione, il definirlo contrario del bene non spiega la sua potenza. “In quanto sub-contrario entra in relazione con il suo contrario e ne attinge la potenza e la capacità di agire;tale relazione è resa possibile dal fatto che il male, rispetto al bene, è una privazione parziale e una contrarietà limitata, in altre parole un bene distorto, dotato di un principio improprio e di un fine illusorio. Il male, seppure in sé possieda solo una quasi - esistenza, si articola in diverse forme: quello presente nei corpi è diverso da quello presente nelle anime...
[5] Essendo quindi una quasi esistenza sul piano ontologico lo è anche sul piano etico? Cosa spinge l’uomo a compiere il male?  Secondo Platone la radice del male sta nel venire meno dei tre principi di determinazione degli enti singolari, ossia della natura, dell’anima e dell’intelletto, perché la natura porta ordine nei corpi, la ragione nella vita irrazionale e l’intelletto nella vita razionale. Ecco perchè  compiere il male per un pagano ed in particolare per un wiccano non è mai frutto esclusivo della libertà come nella concezione cristiana, ma un errore di valutazione. Chi fa il male infatti pensa di ricavarne un utile, quindi di raggiungere il bene. Con questo non bisogna intendere  chi fa il male come innocente o che agisce contro la propria volontà, anzi. Ma la sua volontà non è il frutto di una sua libera scelta, ma sempre di influssi, educazione, esperienze, shock, che lo portano a questo errore. Chi compie il male è a tutti gli effetti uno “squilibrato”! La forma è sempre sotto rischio perchè immersa nel tempo. La dimensione di crudeltà dell’esistenza fa perdere la ragione perchè indebolisce la saggezza e oscura il discernimento. Non è detto che tutti, sotto il peso della crudeltà, mantengano la lucidità. Ecco perché la sofferenza crea il colpevole: la forma è deformata, e quindi la rappresentazione che ha di sé, in un certo senso, corrisponde alla deformazione a cui è sottoposta. La logica pagana è quella del condizionamento non quella di imputabilità. E quindi ci si chiede da dove viene la colpa? “ Dalla contraddizione della natura o dalla decisione dell’uomo? Si è colpevoli perché si soffre o si soffre perché si è colpevoli? Nel greco la dominante è la crudeltà del destino. L’uomo sbaglia perché è accecato. L’intellettualismo socratico svilupperà in modo radicale questo aspetto, quando dirà che se  l’uomo sapesse non peccherebbe. In questa convinzione socratica riecheggia il grido arcaico che, se si pecca, si pecca perché si è accecati. Siamo in una dimensione completamente opposta a quella ebraico - cristiana. Ha ragione Creonte, in quanto capo di stato, a impedire che Antigone seppellisca il fratello; ha ragione Antigone, in quanto pietas familiare, a voler seppellire il fratello. Nel dilemma, la ragione o il torto non sono tagliabili. La tragedia non finisce mai, è sempre nel suo incipit. Stare nel tragico non vuol dire sanare la contraddizione, ma essere duri tanto quanto basta per tenere uno spazio nell’aporia, saper giocare nel dilemma.[6] Ecco perché non si può subito bollare una parte come “cattivo” e l’altra come “buona”, non è sempre così semplice. Essendo l’uomo immerso in un ginepraio di forze contrastanti, quello che può essere il bene per un soggetto può essere male per un altro. Ma questo è nell’ordine naturale delle cose. Per un uomo, il “cattivo” tra un lupo e un agnello, sarà sicuramente il lupo perché esso può portare allo squilibrio del corpo (ci può sbranare), mentre l’agnello è innocuo. Ma la stessa scelta fatta da un filo d’erba (ragionando per assurdo) cadrà sull’agnello perché è esso che può farli del male (può mangiarlo), mentre il lupo gli è innocuo. Da questo si desume che per la Wicca non esiste un male universale, non esiste un male assoluto, ma solo un male relativo. Non esiste quindi il Male, ma solo un male. Come comportarsi allora? “L’essere che il male possiede gli appartiene in modo accidentale e non è possibile diversamente perché tutto ciò che agisce in base al proprio principio agisce nel bene e per il bene. Noi agiamo in modo corretto quando tendiamo all’universale, invece agiamo in modo scorretto quando tendiamo al particolare. Nel tendere all’universale ci apriamo alla totalità, all’armonia del cosmo, nel tendere al particolare tendiamo alla frammentazione, alla dispersione in parti staccate. Ne deriva una debolezza che manifesta la sproporzione tra il desiderio vasto e il risultato miserrimo. La quasi-esistenza non ha un principio proprio che la fondi e neppure un fine che la realizzi. Rimane sempre all’interno dell’essere, però come imperfezione non dotata di un fine e neppure di una vera causa, ma piuttosto come frutto dell’indeterminazione che ha portato un ente alla perdita del proprio fine.”[7]

Per approfondire leggere la sezione scritti religiosi wiccani, in particolare il commento all’ultimo distico del Rede (che è... il Rede).

 

 

 

 

 



[1] “Dizionario delle Religioni” Mondadori, voce Bene

[2] “Sull’Origine”, Eraclito, trad. Angelo Tonelli, ed. Feltrinelli

[3] “i nuovi pagani”, Salvatore Natoli ed. il Saggiatore pagg. 27 - 28

[4] “Il mondo magico”, Ernesto De martino pag. 82

[5] “Il Nulla come male in Plotino e come bene in Proclo, Maurizio Marin, pag. 11

[6] “i nuovi pagani”, Salvatore Natoli ed. il Saggiatore pag. 34

[7] Ibid. pag. 10