Wicca
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Altre azioni rituali fuori dal BoS
Altre azioni rituali fuori dal BoS

Il corpo ritualistico wiccano è quello definito dal BoS (acronimo di book of shadows) , cioè il Libro delle Ombre originario redatto dal Gardner. Ma per vivere la propria religiosità si possono compiere altre azioni rituali, non espressamente previste dal BoS. Questo per due motivi: il primo è che la Wicca non è una religione del Libro, per quanto sia un’ ortoprassi  tradizionale. Il secondo è che la nostra religiosità e spiritualità non si esaurisce in determinati giorni (Sabbat ed Esbat), ma coinvolge la totalità delle nostre vite. Essere wiccano implica un modo di vivere attraverso la consapevolezza dell’interconnessione del cosmo e della divinità del nostro Sé. I riti dell’Arte devono sempre essere inseriti nei Cinque Essenziali, ma vi possono essere altre azioni rituali che non prevedono tutti e cinque gli Essenziali. Ad esempio il Cerchio non è necessario per pregare ecc. A differenza dei riti del BoS, queste diverse azioni rituali cambiano a seconda del praticante, ma rientrano nel modo di essere wiccano e nel suo  modo di “sentire”.


Espansione della Consapevolezza
Preghiera
Adoratio
Allestire un larario
Lustrazione della dimora

 

Espansione della Consapevolezza

Questo esercizio può essere svolto anche come preparazione preliminare al rito, sia con gli occhi chiusi, che aperti.

Il radicamento è la pratica di base che dà il via a ogni rituale, ed è lo strumento che ci aiuta a stare calmi e presenti in ogni situazione difficile. Radicarsi significa essere rilassati ma all’erta, connessi a livello energetico con la terra ma capaci di muoversi, presenti e consapevoli, in uno stato in cui possiamo assimilare informazioni e fare delle scelte coscienti su come comportarci. In genere chiudiamo gli occhi per aiutare la concentrazione, ma in situazioni particolari, come una passeggiata nel bosco o in compagnia di altra gente, vogliamo anche essere capaci di radicarci a occhi aperti. Per farlo, l’ideale sarebbe stare in piedi e in posizione comoda, divaricando un po’ le gambe e piegando leggermente le ginocchia. Allungatevi e lasciate andare ogni tensione. Fate dei respiri profondi di pancia e sentite i vostri piedi sulla terra. Immaginate di trasformarvi in un albero: dai vostri piedi partono radici che sprofondano nella terra assorbendo energia. Con gli occhi aperti, notate se il paesaggio cambia mentre allungate le radici. Se qualcosa annebbia la vostra consapevolezza, fate un bel respiro profondo e immaginate di farlo scendere nella terra attraverso le radici, facendolo diventare concime. Sentite l’energia che vi scalda il cuore e la gola, attraverso la colonna vertebrale come se fosse il tronco flessibile di un albero, e che si estende attraverso le braccia, le mani e la testa. Fatela muovere dalla cima della testa verso l’esterno del corpo come se germogliassero le foglie e i rami di un albero. Lasciate che quei rami si allunghino sempre più fino ad abbassarsi e toccare terra, circondandovi e proteggendovi. Ancora una volta notate ciò che cambia. Percepite la luce del sole (o della luna e delle stelle) sulle vostre foglie e rami e “respiratela”. Cibatevi di questa energia proprio come un albero. Assorbitela attraverso la testa, il cuore, le mani, la pancia e i piedi, facendola scendere nella terra. Guardatevi attorno e notate ciò che vedete, sentite, annusate e percepite in questo stato radicato. Ora siamo radicati attraverso l’immagine dell’albero, ma non vogliamo di certo sentirci bloccati immobili alla terra. Abbiamo bisogno di poterci muovere pur restando radicati. Immaginate di essere degli alberi che camminano nella foresta con i loro piedi di radici (un pò come gli Ent del Signore degli Anelli di Tolkien). Guardando sopra e attorno a voi, non verso i vostri piedi, iniziate a muoversi ricordandovi di respirare, anche attraverso le “foglie”. Sentite la terra ad ogni passo distinguendo la diversità del terreno. Tenete le caviglie rilassate e le ginocchia molleggiate. Muovetevi lentamente nello spazio, sentendo come potete mantenere il collegamento energetico con ogni passo. Percepite il silenzio: ad un tratto il minimo fruscio dei vestiti diventerà rumoroso. Esercitatevi a muovere in questo stato calmo e radicato. Adesso fermatevi per un istante. Guardando dritti di fronte a voi, stendete le braccia lateralmente e muovete le dita. Portatele lentamente indietro, finchè potrete appena vedere il movimento delle dita con la vostra visione periferica. Notate quanto è largo il vostro campo visivo, quanto si possa estendere anche in alto e in basso. Lasciando cadere le braccia, mantenete estesa la visione e muovetevi di nuovo attraverso lo spazio circostante, camminando in uno stato calmo e radicato. Osservate quanto potete muovervi velocemente, poi quanto potete vedere ed essere consapevoli, e infine come vi sentite, camminando con una consapevolezza allargata.[1]

 

Preghiera

Nel BoS Gardner consiglia la preghiera come modo per guarire. Ovviamente possiamo dare al termine guarigione un senso lato: guarigione fisica, psicologica, spirituale. Si può esprimere il concetto di preghiera, in ambito wiccano, citando il Gandhi: “La Mente Divina è immutabile, ma quella Divinità è in ognuno di noi e in ogni cosa, animata o inanimata che sia. Il significato della preghiera è per me la volontà di evocare tale Divinità in me nascosta. ... faccio parte di quell'Infinito, e tuttavia ne costituisco un tale frammento infinitesimale che me ne sento fuori".[2] Si può pregare in qualsiasi momento della giornata, rivolgendosi direttamente agli dei. Recitando l’invocazione si alzano le mani con i palmi rivolti al cielo. Contemporaneamente si può accendere una candela o bruciare un po’ di incenso come offerte. Oppure si può fare semplicemente un’offerta di “belle parole”. In genere ci si rivolge alla Dea, in quanto è Lei il principio che “riceve”, ed infatti molte delle dee dell’antichità incarnano l’aspetto materno, comprensivo, compassionevole ed aperto all’ascolto. Tipica preghiera wiccana (forse l'unica codificata) è la Preghiera del Corno di Amaltea:

Salve...(introdurre il nome della Dea), dal corno di Amaltea riversa il tuo dono d’amore. Mi piego umile innanzi a te,(ci si inginocchia) venerandoti fino alla fine. Con amorevole sacrificio adorno il tuo tempio. Il tuo piede è alle mie labbra (adoratio),  sostenute le mie preghiere dal fumo dell’incenso(si può bruciare l'incenso). Dispensa il tuo antico amore, oh Augusta, discendi per aiutarmi. Che senza Te, sono perduto.


 Ma ci si può rivolgere anche al Dio. Ecco un esempio di preghiera:

Oh Dei, potenti ed eterni

In questo momento di angoscia e dolore

Aiutatemi , vi prego, a tenere i nervi fermi

E a riempire la mia vita di colore.

Al di là dello spazio

Al di là dei giorni,

Scacciate da me ogni strazio,

e fate che la gioia ritorni!

Oh Madre saggia,

La tua soffice luce mi irraggia!

Oh Padre potente,

I tuoi raggi mi rendono più forte e intelligente!

Ascoltate il mio grido Signore e Signora

Io invoco la vostra suprema potenza

Affinché la mia pena svanisca qui e ora

E si illumini, con voi, la mia essenza.

Siate con me e confortate il mio cuore,

Aiutatemi a trovare l'armonia,

Dissipate, con la Vostra luce, il dolore,

Rischiarate dalle tenebre la mia via.

Grazie, oh Antichi del Vostro amore,

Nel Vostro nome, cosi' sia.

 

Questa è una preghiera di aiuto in un momento difficile, ma possono anche essere  molto semplici e spontanee. Si possono inoltre usare gli Inni orfici, quelli omerici, quelli di Proclo, di Apuleio ecc. L’importante è cercare un contatto con il divino.




 

Adoratio

L’adoratio è quel gesto rituale tipico della religiosità antica del popolo romano, con cui si dimostrava rispetto per il sacro, salutandolo con venerazione. E’ rimasto anche cristianizzato: è facile vedere qualche anziana signora “mandare un bacio” ad una statua in processione. In effetti il gesto è quello di portarsi la mano destra alla bocca, baciarla e dirigerla verso il simbolo del Sacro: una statua, una tomba ecc. Nel Rede si fa esplicito richiamo a questa pratica nei confronti della Luna (simbolo per i wiccani della Dea): “Quando poi è nuova la luna della Signora, bacia due volte la tua mano che adora.

 












Allestire un larario

Il larario era l’edicola sacra che i romani dedicavano ai Lari, cioè agli spiriti degli antenati protettori della casa. Era inoltre l’altare della casa dove offerte e preghiere venivano rivolte agli dei. In esso si ponevano i sigilla, cioè statuette raffiguranti gli antenati. Queste immaginette venivano riposti in un recinto raffigurante un ambiente bucolico il quarto giorno dei Saturnalia, durante la festa detta appunto Sigillaria (solstizio di inverno): questa pratica ha dato, forse, origine al presepe cristiano. La Wicca incita i praticanti a riscoprire queste vecchie tradizioni e ad attualizzarle. Per quanto riguarda il larario, si può appunto allestirne uno in un luogo frequentato della casa, meglio se vicino al “focolare domestico” ossia in cucina. E’ sufficiente un supporto, che può essere una mensola, un tavolino o qualsiasi piano d’appoggio appropriato. Su di esso si pone un telo pulito. Sul larario si possono mettere le fotografie dei propri cari che non ci sono più e qualche statuina che rappresentano i Lari. Tradizionali a tale scopo sono statuette raffiguranti dei fanciulli. Quotidianamente si dovrebbe fare qualche offerta di incenso o di “luce” accendendo una candelina. E’ un modo rituale per vivere nel sacro il rapporto con i nostri cari, i nostri antenati e con lo spirito della casa.



Lustrazione della dimora

Questo rito di purificazione può essere svolto per allontanare dalla propria casa o comunque da un luogo, ogni bruttura ed ogni entità funesta. La posizione sfavorevole, i malumori degli abitanti, entità  possono provocare in un luogo, quello che i cinesi chiamano energia perversa (Xie Qi), cioè l’energia che tiene unite le parti del cosmo (alto e basso, interno esterno ecc) è squilibrata. Per riequilibrare le forze bisogna prima di tutto, scacciare i fattori di squilibrio (risolvere le liti, sistemare la casa in modo favorevole secondo il feng-shui ad esempio o comunque in modo armonico, allontanare le entità nefaste). Con questo rito scacceremo quei particolari fattori di squilibrio che sono gli spiriti nefasti: cioè quelle entità metafisiche che sono particolarmente sfavorevoli agli abitanti di un  luogo. Nell’antica grecia queste entità erano dette Keres, cioè “spiriti del male che portano agli uomini ogni sorta di sofferenze e di mali, e in particolare la morte” (Dizionario delle religioni Mondadori - voce keres). Sono nominate particolarmente nell'Iliade, dove vengono rappresentate come creature nere, con grandi ali, denti aguzzi e appuntiti, unghie lunghe e artigliate, con cui straziano i cadaveri. Si nutrono del sangue dei morti e dei feriti, ed hanno un ampio mantello nero chiazzato di sangue. Il Dio che più di tutti è famoso per aver ammazzato questi esseri, vincendo la stessa morte, con grande coraggio e dolore è sicuramente Eracle. Il suo più famoso appellativo è infatti Callinico cioè “dalla bella vittoria”. La più bella vittoria era naturalmente quella sulla morte. Divenne abituale in antichità che la gente appendesse fuori dalla propria porta la scritta: “Il figlio di Zeus, Eracle Callinico dimora qui: non vi entri alcun male!”. Con la parola male si intendeva prima di tutto la morte, che si evitava spesso di nominare o di scrivere. Appellativo simile a Callinico era Alexikakos, cioè Eracle che “allontana il male” (vedi Gli dei e gli eroi della grecia di Karoly Kerenyi – il saggiatore, pag. 408). Ad Eracle dobbiamo anche riconoscere caratteristiche di Dattilo cioè uno degli esseri primordiali, fallici e sorti dalla terra, come un figlio della Grande Madre degli dei, cioè Rea. Nella sua qualità di dattilo veniva venerato dai Tiri, dagli Joni dell’Asia minore, dai Coani e dai Tasi. (vedi sempre il libro del grande Kerenyi a pag. 162). In questo rito quindi invocheremo proprio Eracle con l’inno orfico che lo vuole “cacciatore di kere”, insieme alla Grande Madre Rea che scaccia i mali mandandoli lontali.

Occorrente: per svolgere il rito useremo l’Athame (che nella Wicca ha sia una funzione di invocazione che di esorcismo), la cui lama può essere legata alla Madre degli dei (taurobolio, castrazione di Attis ecc) e il bastone legato inequivocabilmente alla clava di Eracle. Useremo inoltre i quattro Elementi: l’incenso che brucia (Aria e Fuoco) e l’acqua lustrale, preparata secondo il rito,[vedi il rito del Cerchio (Acqua e Terra)] aspersa con un Aspergillum adatto (rosmarino o lavanda, l’ideale sarebbe la scilla). Sarebbe opportuno bruciare al posto dell’incenso o con esso alloro e/o bacche di ginepro. Se si possiedono arco e frecce sarebbero ideali.

N.B. Sarebbe meglio eseguire il rito  rispettando la polarità per quanto è possibile, ad esempio un maschio ed una femmina più un terzo (o altri) che resta a meditare. Il minimo è quindi tre persone. Se si decide di svolgerlo da solo, meglio non formare il cerchio, evitando così di lasciarlo sguarnito.

Si inizia dall’altare dove si forma il Cerchio come di consueto, e dove poi la guida del rito fa la preghiera del Corno d’Amaltea (strettamente collegata, Amaltea alla nascita di Zeus quindi a Rea):

Salve Rea, Madre degli Dei, dal corno di Amaltea riversa il tuo dono d’amore. Mi piego umile innanzi a te,(ci si inginocchia) venerandoti fino alla fine. Con amorevole sacrificio adorno il tuo tempio. Il tuo piede è alle mie labbra (adoratio),  sostenute le mie preghiere dal fumo dell’incenso(si può bruciare l'incenso). Dispensa il tuo antico amore, oh Augusta, discendi per aiutarmi. Che senza Te, sono perduto.

I due che dovranno eseguire il rito prendono l’athame e acqua lustrale (la femmina), il bastone, arco e frecce e l’incenso ardente (il maschio). Si apre un varco nel cerchio e si passa all’esterno, sigillando il varco alle proprie spalle. Sarebbe opportuno che qualcuno rimanga all’interno a meditare. I due si recano in ogni stanza in senso orario. Ogni stanza verrà aspersa e fumigata, soprattutto negli angoli. Riuniti al centro i due poggiano i simboli elementali a terra e recitano gli inni:

Il maschio recita l’inno orfico profumo di Rea:

Rea venerabile, figlia del multiforme Protogono,

che metti il carro dalle sacre ruote sugli uccisori di tori,

accompagnata dai timpani, che ami il delirio, fanciulla risonante di bronzi,

madre di Zeus egiogo signore dell'Olimpo,

da tutti onorata, dalle forme splendenti, beata compagna di Crono,

che ti diletti dei monti e degli spaventosi urli dei mortali,

Rea di tutto sovrana, che susciti il tumulto di guerra, dall'animo forte,

ingannatrice, salvatrice, liberatrice, origine prima,

madre degli dei e degli uomini mortali;

da te infatti derivano e la terra e l'ampio cielo in alto

e il mare e i venti; amante della corsa, aeriforme:

vieni, dea beata, salvatrice con benevolo consiglio

portando pace con ricchi beni,

mandando brutture e morti ai confini della terra.

 

Al termine, la femmina traccia in aria un pentacolo di congedo.

Poi lei recita l’inno orfico profumo di Eracle:

 

Eracle d'animo vigoroso, di grande forza, prode Titano,

dalle mani potenti, indomito, ricco di fatiche gagliarde,

dalle forme cangianti, padre del tempo, eterno e benevolo,

indicibile, d'animo selvaggio, molto pregato, onnipotente,

che hai un cuore che tutto vince, forza grande, arciere, indovino,

che tutto divori, di tutto generatore, fra tutti supremo, di tutti soccorritore,

che per i mortali hai dato la caccia e posto fine alle specie feroci,

desiderando la pace che nutre i giovani splendidamente onorata,

che da te stesso nasci, infaticabile, il migliore germoglio della Terra,

lampeggiante di scaglie primigenie, Paion di gran nome,

che intorno al capo porti l'aurora e la nera notte,

passando attraverso dodici lotte da oriente ad occidente,

immortale, esperto, infinito, incrollabile;

Vieni, beato, recando tutti i sollievi alle malattie,

scaccia le malvagie sciagure agitando il ramo nella mano,

e manda via le Chere penose con velenose frecce alate.

 

Al termine lui sbatte il bastone a terra, posa la clava e scocca una freccia in aria (se si possiede un arco, cercando di non danneggiare fisicamente nulla, magari usando frecce non appuntite).

Si ripete questa procedura per tutta la casa e al termine si rientra nel Cerchio, concludendo la cerimonia come di consueto.

 

 

 

 

[1] Il Sentiero della Terra, Starhawk, macroedizioni, pagg. 103, 104, 105 e 106

[2] dialogo con un buddista - Gandhi, buddismo, cristianesimo, islamismo ed. tascabili economici newton.