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Il Rituale

Il rituale è la serie di gesti che scandiscono l’opera nell’Arte. Esso è la rappresentazione simbolica dell’Intento. L’atto magico si fonda su di un supporto fondamentale: il simbolo. Esso di per sé però è fluido, possibile di articolarsi in configurazioni diverse, in diverse forme, ossia in diversi rapporti reciproci. Ciò che cambia però è solo la forma, ma la Forza è sempre la medesima. Si potrebbe postulare un principio di Unità della Magia: vi sono infiniti modi (rituali) per lanciare un incanto perché i simbolismi possibili sono molteplici. Ecco perché la distinzione tra varie magie (bianca nera, cerimoniale, sciamanica, naturale ecc), riguarda solo la forma. La Forza è sempre la medesima. Cambiano i riti e i simboli, ma non il Potere che viene risvegliato. Il rituale ha quindi un supporto fondamentale: il simbolo. Ogni entità divina ha il suo corrispondente simpatetico nel mondo animale, vegetale e minerale. Questi simboli vanno opportunamente consacrati. Ecco il Principio Fondamentale della Magia: “Come in Alto, così in basso”. Questo assunto ermetico riprendendo il concetto della simpatia cosmica, probabilmente formulato prima della stesura della famosa Tavola di Smeraldo rappresenta la base di ogni azione rituale: tutto è interconnesso. E’ il principio della Simpatia Cosmica. Da questo principio scaturiscono due Leggi che regolano l’azione magico-rituale. La prima è la Legge della Somiglianza, essa afferma che “il simile agisce sul simile” dato il Principio Fondamentale. E’ la legge che soggiace probabilmente dietro le pitture rupestri preistoriche. Dipingendo una battuta di caccia che ha successo, la “reale” battuta di caccia avrà successo come quella “simbolica”. Ecco perché nel rituale si utilizzano immagini o fotografie, pupazzi o altre forme: uso un supporto che “somiglia” a ciò su cui voglio agire, per agire direttamente su quest’ultimo, in virtù del legame che unisce i simili. La seconda legge è quella che viene definita, anche dagli storici, Legge di Contiguità. Il suo assunto è che “se due enti sono stati in contatto una volta, continueranno a mantenere un legame fra loro anche se separati”. Ecco perché nel rituale si usano spesso parti del corpo del corpo della persona su cui si vuole operare o un oggetto personale, spesso definito testimone. Operando un rituale dobbiamo quindi tener presente di queste due leggi scaturenti dal Principio Fondamentale della Simpatia Cosmica. Le parole “Legge” e “Principio” non devono però far pensare ad assunti scientifici desunti con metodo scientifico. Non c’è infatti nessuna prova che può dimostrare queste connessioni ed è probabile che i cambiamenti avvengano solo dentro la nostra mente. Da questo punto di vista la magia è la più antica psicologia del mondo, essa afferma l’esserCi dell’uomo nel mondo. Il mago Aleister Crowley, così scrive nel suo Magick in Theory and Practice: “In questo libro si parla dei Sephirot e delle Vie; degli Spiriti e delle Evocazioni, degli Dei, delle Sfere, dei Piani e di molte altre cose che possono o non possono esistere. Che esistano o no non ha importanza. Facendo certe cose si ottengono certi risultati, gli studenti debbono guardarsi dall’attribuire realtà oggettiva o validità filosofica a qualsiasi di essi.”. Il rituale magico, sotto questo punto di vista, attende ad una cratofania, cioè ad una manifestazione di Forza, di Potere.

Nella Wicca, ma non solo, il rituale magico serve a risvegliare quel Potere che è assopito all’interno si ognuno di noi. Per farlo vi sono diversi modi chiamati nel Bos, Strade verso il Centro (vedi l’introduzione). Questi modi, combinati insieme permettono di innalzare quello che in gergo viene chiamato Cono di Potere. Per farlo spesso si utilizza il ritmo: percussioni, musiche, canti ecc spesso accompagnate da danze o comunque da una espressione del ritmo attraverso il corpo. Nella pratica di gruppo, che è quella più propriamente wiccana, si danza in cerchio sempre più velocemente creando così il cono di potere. Ad un segnale tutti si fermano inginocchiandosi o buttandosi a terra ed emettendo così il cono, che verrà lanciato verso il suo obbiettivo. Si è detto che il supporto fondamentale del rituale è il simbolo. Esso si esprime con una serie oggetti materiali: erbe, candele, pietre ecc. Questi oggetti vengono scelti in base a Corrispondenze. Ogni erba è collegata simpateticamente ad un sentimento, ad un emozione, ad un pensiero e ad una parte del corpo. Ma anche ad un astro, ad un segno zodiacale e ad una entità metafisica. Anche il tempo in cui praticare è soggetta a corrispondenze perché lo sono i giorni , le ore, le stagioni ecc. Queste corrispondenze sono scaturite dalla tradizione e vi sono molti libri che le riportano (a volte in modo molto personale!). Si consiglia di tener sempre presente il De occulta filosofia di Agrippa.





La Guarigione

Un particolare tipo di rituale, che è meglio trattare separatamente è il rituale di guarigione. Fin dai tempi più remoti la guarigione fisica oltre che psichica e spirituale, è sempre stata affidata alla magia. Persino oggi qualche anziana signora, segna gli occhi con la fede attraverso uno strano rito che dovrebbe scacciare l’orzaiolo. I più grandi maghi e “uomini divini” sono stati anche taumaturghi, dagli antichi sciamani fino Pitagora e poi Apollonio di Tiana. Ma anche in altri contesti uomini “illustri” hanno avuto fama di taumaturghi – guaritori,  dai santi cattolici ai re merovingi. Le streghe avevano, tra l’altro anche il potere di guarire e non si può fare a meno di menzionare le guaritrici di campagna che tramite conoscenze erboristiche e magiche, curavano la gente molto prima dei medici ufficiali. Il corpo, nella pratica wiccana è tenuto in gran conto, perché è da esso che scaturisce il Potere, per cui se il corpo è sano, anche ciò che emana sarà “sana” e quindi efficace. Il corpo va tenuto il più possibile in salute, evitando troppi cibi raffinati e mantenendo il peso-forma, insieme ad un equilibrato assetto psicologico. La guarigione magica non è in contrasto con la medicina ufficiale – allopatica, ma la integra attraverso un punto di vista olistico: il corpo psico-fisico è un tutt’uno e non un insieme di cellule ed organi. La guarigione rituale è una guarigione spirituale che incide a livello energetico, ma la medicina ufficiale, agendo sul piano strettamente fisico è fondamentale oltre a rappresentare uno degli sviluppi più importanti dell’Intelletto umano. Ogni wiccano quindi dovrebbe conoscere rudimenti di fitoterapia e più in generale di erboristeria, oltre a conoscere le virtù dei cristalli e delle essenze ai fini di migliorare la propria condizione psico-fisica da un punto di vista olistico. Il supporto della guarigione è l’imposizione delle mani che è il modo attraverso cui la Forza fluisce ai fini curativi. Ecco perché è molto importante la meditazione e la visualizzazione. “Quando ci avviciniamo a queste pratiche dobbiamo farlo con rispetto e con saggezza, consapevoli dei loro limiti e delle loro possibilità. Questa mi sembra l’indicazione più importante, e soprattutto prima di sperimentare su qualcun altro, sperimentate su voi. Solo chi sa che cosa sia la malattia può essere un vero guaritore...”[1]




La Divinazione

La parola latina divinare ha, non a caso, la stessa radice di divinus (divino). La derivata divinatio si potrebbe tradurre “presentimento”. Nella sua Introduzione ai Dialoghi delfici di Plutarco (Adelphi), il grecista Dario del Corno scrive “Nella divinazione non conta soltanto sapere ciò che accadrà, quanto accertare la presenza divina nelle cose terrene, secondo le forme enigmatiche che sanciscono la sua inesplicabile diversità dalla dimensione umana”. Ed è questo che si recupera oggi in una dimensione religiosa pagana: il Divino è Tutto ma nello stesso tempo Niente, Esso è così immenso che mai potrebbe “farsi uomo”. In tal caso si svilirebbe, si chiuderebbe in una sola forma. Ma come può chiudersi in una forma se è esso stesso Tutte le Forme? Dunque il Divino non può parlare un linguaggio umano. Qualora lo facesse annichilirebbe il Cosmo. Se Esso si ritira dal Tutto, il Tutto diventa Nulla, ma il Nulla non può esistere in assoluto perché altrimenti ci sarebbe una forza diversa e contraria al Divino. Ecco perché il Divino è Tutto e Niente. Esso è e nello stesso tempo è altro da sé, ma contemporaneamente egli non è, perché al di sopra dell’Essere.  Esso è matrice dell’Essere. Esso è presente, passato e futuro. Il suo linguaggio quindi ha due caratteristiche. La prima è che non può essere diretto, perché il Divino inconoscibile si manifesta in Forme-Dei che generano il cosmo che genera l’uomo. Per cui si avrà una processione dal Divino all’uomo. La seconda caratteristica è che, nonostante sia indiretto è nello stesso tempo Suo. Ciò che l’uomo percepisce quindi è e non è la parola divina. E’ afferrabile  ma non comprensibile. Il saggio Eraclito tuonava: “Il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma indica” aggiungendo “La natura delle cose ama celarsi”. Ecco perché del divino possiamo carpire solo dei segni, solo delle “indicazioni”, mai delle certezze. Se si prendesse per certo la parola divina si scivolerebbe nella superstizione, e quel che è peggio, nel fanatismo. Cosa che purtroppo, già da qualche tempo succede. Inoltre si peccherebbe di superbia perché ci si arrogherebbe il diritto di conoscere ciò che è il più grande Mistero per l’uomo. Ma come carpire queste indicazioni? In greco la divinazione si dice manteia, il veggente è il mantis: “probabilmente esiste un rapporto etimologico con mainomai, essere pazzi, e mania, pazzia. Questo non significa naturalmente che i veggenti fossero malati di mente, ma che operavano in modo anormale, per lo meno durante l’estasi” (Georg Luck-il magico nella cultura antica- mursia- pag 265). Il modo più grande (e più difficile) di farlo è avvilupparsi nella parte più divina che è in noi: la nostra anima, attraverso quello che gli antichi chiamavano Entusiasmo, cioè l’invasamento del nume. Ma vi sono altri modi. L’Encyclopedie de la divination (ed. Tchou) fa una esauriente classificazione delle mantiche cioè delle forme divinatorie, dei metodi con i quali si divina. Fa menzione di cinque gruppi:

1)      La cresmologia allucinatoria: è un’intuizione che avviene in condizioni particolari suscitate da modi ipnotici. Questa eccitazione dell’animo che avviene per invasamento (trance) o per sonno. Nel primo caso abbiamo la concentrazione profonda che cade in uno stato alterno di coscienza fissando un ente, in modo spontaneo o ingerendo una sostanza. In quest’ultimo caso abbiamo la farmacomanzia. Nel caso di divinazione per trance spontanea si parla genericamente di visione: pochi hanno questo status naturale. Nel caso di trance in seguito alla fissazione di un oggetto, i casi sono numerosi: cristallomanzia attraverso cristalli (come la famosa sfera), catoptromanzia mediante gli specchi (dal greco càtoptron, specchio). Ma anche mediante concentrazione sugli Elementi, secondo la divisione di Varrone: geomanzia-Terra (da non confondere con la geomanzia tradizionale, o greco-araba nella quale si leggono segni tracciati per terra o in modo moderno con dadi, carta ecc.), aeromanzia-Aria, piromanzia-Fuoco, idromanzia-Acqua. Per quanto riguarda l’eccitazione dell’animo mediante il sonno, si parla di caromanzia divinazione cioè fatta in stato di sonno naturale o provocato. La convinzione che il sonno favorisca la divinazione è propria di tutta l’antichità. Platone nel Timeo dice che “durante il sonno, un soffio dolce e leggero, venuto dall’intelletto...calma l’anima e la rende capace di usare la divinazione perché non partecipa né del ragionamento né della riflessione”. Si parla anche, a tal proposito di oniromanzia, cioè dell’arte di interpretare i sogni.

2)      La divinazione matematica: è un’elaborazione astratta e simbolica, corredata da interpretazione libera. Rientrano in queste mantiche l’astrologia(divinazione mediante l’osservazione degli astri, secondo un metodo, ecco perché matematica: vi sono dei calcoli), la geomanzia tradizionale, l’aritmomanzia attraverso i numeri e l’achilleomanzia cinese, praticata con gli steli della pianta di Achillea, già in uso nel 3000 a.e.c. in Cina, tramandatoci dal Libro dei Mutamenti più conosciuto come I King.

3)      La mantica di osservazione: divinazione basata sul comportamento di essere animati, dell’uomo (palmomanzia,basata su tutti gli atti istintivi:l’orecchio che ronza, la mano che prude, il numero degli sternuti ecc), degli animali (zoomanzia) o dei vegetali (botanomanzia,vegetali in genere o dendromanzia, gli alberi in particolare). Sul comportamento di cose inanimate si basano invece l’aruspicina, osservazione delle viscere, la radiestesia, ricerca di qualcosa con l'aiuto di una verga a Y o di un pendolo, la empiromanzia, gettando sostastanze nel fuoco e osservandone lo scoppiettio  ecc.

4)      I sistemi abacomantici: sono le sorti o i presagi tratti da una interpretazione fissata da tradizionali tavole di calcolo. A differenza della divinazione matematica, i sistemi abacomantici non si basano su un metodo, ma su uno schema prefissato, anche se a volte il limite è sottile o se le due mantiche sono combinate insieme come nel caso dell’aritmomanzia. Sono sistemi prettamente abacomantici le divinazioni cleromantiche (dal greco cleros, sorte). Esse si servono di oggetti a scopo divinatorio, assumendo nomi diversi a seconda degli oggetti usati: litomanzia, pietre; astragalomanzia, ossicini o dadi; acutomanzia, spilli o aghi e così via.

(vedi Il Libro delle Divinazioni di Gian Piero Bona ed. A.Vallardi)

La divinazione è quella percezione che ci permette di conoscere meglio noi stessi. In questo senso è un antica forma di psicologia e gli antichi oracoli offrivano anche una sorta di “assistenza” psicologica. Divinare non ci permette di sfuggire agli ostacoli, ma solamente di affrontarli meglio.

 

 

 



[1] Wicca, ed. aradia di Cronos pag. 119