Wicca
Bellezza e Forza, Potere e Compassione, Onore ed Umiltà, Gioia e Venerazione
Home
Storia
Teologia
Wicca, Paganesimo & Esoterismo
Scritti religiosi wicca
Etica
Quali valori?
Serietà
Riti
l'Arte
Link consigliati
Libri recensiti
Libertà
Naturalismo
Amore
Autonomia
Fratellanza
Consapevolezza
Responsabilità
Armonia
Armonia

 

Armonia: Parlare di armonia in campo etico significa trovare la “giusta misura” nell’azione come precedentemente espresso a proposito della Libertà. Nell’Incarico emergono Quattro Grandi Pilastri che sono le guide da tener presente in linea generale in campo etico. Ogni Pilastro è formato da una coppia di opposti-complementari come sono opposti-complementari il Dio e la Dea. Questo è un forte segnale da parte wiccana di voler trovare un sano equilibrio etico che rispecchi l’equilibrio fisico a sua volta specchio di quello metafisico. Questi Pilastri etici sono Bellezza e Forza, Potere e Compassione, Onore ed Umiltà, Gioia e Venerazione. Vediamo di spiegare il significato dei termini e delle coppie:

Bellezza e Forza: La prima coppia di opposti introduce il rapporto da tenere con gli altri. Per Bellezza qui si intende la Grazia cioè il dono delle Grazie appunto, delle Charis dee della Bellezza. Le Cariti (Grazie a Roma) erano per i greci, spiega Kerényi “come una triplicazione di Afrodite...Le tre “regine” di Orcomeno...si chiamavano Aglaia “l’ornamento”, Eufrosine “la gioia” e Talia “l’abbondanza”.  E aggiunge: “ La parola charis definisce ciò che è venuto nel mondo dal cielo per mezzo delle Cariti o dall’unione con Zeus con Eurinome.  Charis è la base di chairein, “rallegrarsi”. E’ l’opposto di Erinys e delle Erinni. I due aspetti – charis da un lato, ira e vendetta dall’altro – erano certamente due forme in cui appariva una stessa grande divinità femminile. I Latini usavano due parole per tradurre  charis: venus, “la bellezza”, nome col quale chiamavano la dea dell’amore, Venus, e gratia, “grazia” e “ringraziamento”, che presso di loro divenne il nome di tre dee, le tre Grazie, che danzavano sotto la luna.”[1] . Bellezza quindi come dolcezza e quindi, in senso etico come benevolenza. Benevolenza che da sola può sfociare ben presto in idiozia nell’uomo. L’atteggiamento di chi è sempre benevolente anche con chi non se lo merita è l’atteggiamento di un debole. Ecco che quindi essa va bilanciata dalla Forza così come Venere si unisce a Marte. Forza vuol dire qui Fermezza. Se essa non viene equilibrata dalla Bellezza e quindi dalla benevolenza essa diventa violenza. Nel mito Armonia nasce proprio dall’unione di Venere e Marte così essa scaturisce, nell’azione, dall’unione equilibrata di Bellezza e Forza. Al paragrafo 36 del capitolo 14 dei Dialoghi confuciani si legge: “Qualcuno chiese: “Che cosa pensi del detto “ricambiare l’odio con la benevolenza”?” Il Maestro disse: “Con che cosa ricambieresti allora la benevolenza? Ripaga l’odio con la rettitudine, e con la benevolenza ricambia la benevolenza”[2] . Questa massima di Confucio (551 – 479 a. e. c.) dimostra prima di tutto che il concetto di “porgi l’altra guancia” era stato espresso già molto prima della nascita storica del cristo, e inoltre che esso non è un concetto saggio. La benevolenza deve essere equilibrata dalla rettitudine, la bellezza dalla forza appunto.

Potere e Compassione: Il secondo pilastro è dato dalla coppia Potere e Compassione, con valore simile al primo pilastro, quasi a ribadirne il concetto. Mentre il primo però è un modo di essere, questo è più che altro un modo di agire. Nel rapporto con l’altro la Forza diventa Potere e la Bellezza, Compassione. Ma cosa significa? Come comportarsi con l’altro? La risposta dell’Incarico è : riequilibrare la propria facoltà, il proprio volere con il rispetto dell’altro, dato dall’immedesimarsi nell’altro. Il saggio cinese Confucio esprimeva così la legge della reciprocità: “non fare all’altro, ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Spesso però si ha una interpretazione superficiale e pessimistica della parola Compassione, scambiandola per commiserazione, ma non è questo il senso che qui si intende. Compassione è composto da due termini latini “cum” che vuol dire con e “pati” che vuol dire “sopportare” cioè essere passivo verso una situazione accogliendola, dal greco πάΘος, pathos da πάσχειν "paschein", letteralmente "sofferenza" o "emozione". E’ un’idea concettualizzata dagli stoici. Epitteto affermerà di sentire tutti gli uomini come suoi fratelli perché tutti figli dello stesso Logos. Compassione vuol dire quindi, provare un sentimento di benevolenza e solidarietà disinteressata verso i propri simili. Essendo tutti “corde” della stessa “cetra”, facendone vibrare una si faranno vibrare all’unisono inevitabilmente tutte le altre. E’ il popolare “mettersi nei panni di”, la famosa empatia (figlia del concetto di simpatia cosmica) che deve sempre andare a braccetto con la nostra azione volontaria nel rapporto con l’altro.

Onore ed Umiltà: l’onore è stato codice morale per tutte le società arcaiche ed è rimasto incastrato nel tessuto della società fino a pochi anni fa. Ora vive ancora in alcune realtà ed è rimasto come orgoglio in molti. A differenza di quello che si crede, la morale cristiana non ha favorito un crollo del valore dell’onore, anzi. Da solo, l’onore porta alla tracotanza quindi alla superbia. Ma esso non può essere represso come vogliono alcuni. Deve solo essere equilibrato da un atteggiamento dimesso e quindi dall’Umiltà. Ma che cos’è l’umiltà per un pagano? Lo spiega ottimamente Celso ricordando un passo di Platone nelle Leggi: ”Dio, come dice anche l’antica dottrina, ha nelle sue mani il principio, il fine e il mezzo di tutto ciò che esiste e senza deviazioni compie il suo circolare cammino secondo natura: lo segue costantemente, punitrice di chi si è allontanato dalla legge divina, la Giustizia. Accanto ad essa vien dietro chi è destinato alla felicità, umile e composto[3] . Questo vuol dire che il divino è guida del cosmo. Chi si adegua a questa retta guida è chi possiede l’umiltà, ed è per questo saggio. Chi invece insuperbisce per la propria potenza o bellezza ecc, abbandona la divinità ed è destinato a pagarne la pena. L’Umiltà e la compostezza dei pagani, però (spiega la nota nel testo) cioè la sophrosyne significano rifiuto di ogni eccesso, non la mortificazione di se stessi come il prosternarsi cristiano, che per i pagani erano (e sono) segni di superstizione e di barbari costumi.

Gioia e Venerazione: Leggendo gli scritti religiosi si capisce che la Gioia gioca un ruolo importantissimo nell’etica wiccana. Gioia intesa come Felicità, come quel sentimento che porta l’uomo a rallegrarsi tramite il piacere. Il bello è preludio della  Gioia attraverso l’amore, l’amicizia, la salute ecc. L’amore in particolare è visto degno di esistenza in tutta la sua completezza comprendendo quindi, anche la sfera sessuale, considerata atto sacro. In generale però la Gioia in sé è concepita come strettamente connessa alla sfera del sacro e non estranea ad esso come in altri sistemi religiosi e filosofici. La frase che riassume tutto ciò è la famosa frase dell’Incarico in cui la Dea afferma: “Che la Mia adorazione risieda nel cuore che gioisce, giacché  tutti gli atti di amore e piacere sono rituali a Me consacrati.” Ed è la frase propedeutica ai quattro pilastri qui analizzati. La gioia è un atto sacro. L’uomo deve riconoscere la sacralità della felicità e non sopprimere il gusto del gioire. Ma allora è un etica edonistica? Lo scopo è la ricerca del piacere fisico? Ovviamente no primo perché con la parola gioia si intende tutto e quindi assolutamente la gioia fisica, assolutamente la gioia psichica ed assolutamente la gioia spirituale. Secondo perché anche in questo caso non si ha un solo valore ma una coppia di valori il cui equilibrio costituisce un Pilastro etico. In questo caso la Gioia viene equilibrata dalla Venerazione cioè al rispetto, in primis per sé stessi e in secundis per gli altri. Rispetto nel suo significato etimologico ha una forte connessione con la relazione. “L’altro” è fondamentale per il concetto di rispetto, che esprime proprio un equilibrio di forze all’interno del rapporto. Il rapporto è concepito in senso assoluto, quindi sia il rapporto uomo-uomo, sia quello uomo-altro essere vivente, sia ovviamente il rapporto uomo-divino. In tutti questi rapporti vi è una spinta verso la felicità e una spinta contraria verso il rispetto. Come in tutti i pilastri lo Yin viene controbilanciato dallo Yang, l’azione dalla stasi, la forza centrifuga da quella centripeta in modo da trovare l’equilibrio in ogni istante.



[1] Gli dei e gli eroi della Grecia, Karoly Kerenyi – Il Saggiatore

[2] Confucio, massime- a cura di Paolo Santangelo ed.  newton

[3] Celso, contro i cristiani, Bur  pag. 203 da Platone, Leg. 715e – 716a