Wicca
Bellezza e Forza, Potere e Compassione, Onore ed Umiltà, Gioia e Venerazione
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L'Incarico

Questo brano, che nel primo Libro delle Ombre si trova sia in versi che in prosa, è uno dei punti centrali di tutta la liturgia wiccana, se non il principale. Come tutti gli scritti religiosi wiccani, esso è un insieme di regole rituali e condotta etica. Fu riscritto diverse volte, la prima probabilmente nel 1949. La seconda nel ’57 da leggere quando l’iniziato era pronto ed aspettava davanti al cerchio la cerimonia della sua iniziazione. Quest’ultima versione è stata riscritta da Doreen Valiente,  che elimina la frase “Ai miei Altari i giovani lacedemoni a Sparta hanno fatto giusti sacrifici”. Questo per un antinomia,  una contraddizione con una frase seguente: “nè io richiedo sacrifici”. Ma sono solo quetioni di interpretazioni e in tutte le sue versioni l’Incarico è sempre bellissimo e molto significativo. Qui io prendo in esempio la versione di tradizione alexandriana dei Farrar presa direttamente da “a witches’ bible”e modificato da me in alcuni punti a scopo interpretativo . E’ da tener presente che l’Incarico deve essere considerato come un poema Ispirato e nello stesso tempo  fonte di ispirazione.  Ispirato perchè è la Dea stessa (una sua ipostasi), che discendendo nel corpo della sacerdotessa,  ispira al suo cuore i concetti  che lei ha espresso con le forme mentali a lei affini a seconda delle letture e degli interessi a lei propri in  quell’epoca(Apuleio, Leland, Crowley, Ali Puli), esattamente come è avvenuto con gli Oracoli caldaici. E’ fonte di ispirazione perchè nel momento in cui viene letto ispira nell’ascoltatore il nucleo centrale della Wicca. Leggiamo il testo e poi cercherò di commentare i concetti principali.




 

Il Gran Sacerdote dice:

Ascoltate la parola della Grande Madre: Lei che anticamente era chiamata fra gli uomini Artemide,Astarte,Atena,Dione,Melusine,Afrodite,Cerridwen,Dana,Ariarhod,Iside,Bride,Selene e con molti altri nomi ancora”.

La Gran Sacerdotessa dice:

Quando avrete bisogno di qualcosa,una volta al mese e meglio se quando la luna è piena,allora voi vi riunirete in qualche luogo segreto e adorerete lo spirito di Me che sono la Regina di tutti i misteri . Allora vi riunirete voi che desiderate imparare l’ Arte e tuttavia non avete ancora raggiunto i suoi segreti più profondi; a voi Io insegnerò cose che sono ancora sconosciute. E voi sarete liberi dalla schiavitù e come segno che siete realmente liberi, sarete nudi nei vostri riti e danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode. Perchè  Mia è l’estasi dello spirito, e mia altresì è la gioia sulla terra; perchè  la Mia legge è amore verso tutti gli esseri. Mantenete puro il vostro più alto ideale, tendete sempre verso esso, che nulla vi fermi o vi faccia deviare. Perchè Mia è la porta segreta che si apre sulla terra dell’ eterna giovinezza e Mia è la coppa del vino della vita e il calderone di Cerridwen, che è il sacro vaso dell’immortalità. Io sono la graziosa Dea che dona la gioia al cuore dell’uomo. Sulla terra io dono la conoscenza dello spirito eterno, e oltre la morte,io dono la pace, la libertà e la riunione con coloro che sono dipartiti nè io richiedo sacrifici; perchè vedete, Io sono la Madre di tutto ciò che vive, e il Mio amore si riversa sulla terra”.

Il Gran Sacerdote dice:

Ascoltate voi le parole della Dea delle stelle; Lei, nella polvere dei cui piedi danzano gli abitanti dei cieli. Lei, il cui corpo abbraccia l’universo intero”.

La Gran Sacerdotessa riprende:

Io, che sono la bellezza della terra verdeggiante, e la candida luna tra le stelle e il mistero delle acque e il desiderio nel cuore dell’uomo, chiamo le vostre anime .Alzatevi e venite a Me. Perchè Io sono l’anima della natura che dà vita all’universo. Da Me tutte le cose procedono e a Me tutte le cose devono infine ritornare; e di fronte al Mio volto amato dagli Dei e dagli uomini, lasciate che il vostro io divino più profondo sia avvolto dall’estasi dell’ infinito.

Che la Mia adorazione risieda nel cuore che gioisce, giacché  tutti gli atti di amore e piacere sono rituali a Me consacrati. E perciò che in voi ci siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e venerazione. E voi che pensate di cercarmi, sappiate che il vostro ricercare ed anelare non vi porterà alcun vantaggio se ignorate il mistero: che se ciò che cercate non riuscirete a trovarlo dentro di voi non lo troverete mai fuori da voi. Perchè vedete, io sono stata con voi sin dall’inizio; e Io sono ciò che è conquistato alla fine del desiderio”

 

Questa parte definisce ogni nome divino come unica Dea,  esattamente come già nei culti isiaci in cui Iside era una Dea onnipotente che assorbiva tutte le altre dee, una Dea unica dai molti volti. Probabilmente qui l’ispirazione è Apuleio dove nelle Metamorfosi XI, 5 si rivela così: Indivisibile è la mia essenza,
ma nel mondo io sono venerata ovunque sotto molteplici forme,con riti diversi, sotto differenti nomi”
.  Ecco “molteplici forme”: si, perché non tutti i nomi menzionati dall’Incarico sono dee di antichi pantheon. Melusine e Cerridwen per esempio,  sono figure sicuramente mistiche, sicuramente con un passato pagano(nel senso di pre-cristiano)ma non sono vere e proprie dee. Questo perché la Dea ha mille volti e tutte le dee del mondo passato, presente e futuro non bastano ad esaurire la sua essenza divina.

In questa parte l’ispiratore è Leland( the gospel of the witches). La ferrea traduzione dell’originale sarebbe: ...“adorerete lo spirito di me che sono la Regina di tutte le streghe. Allora vi riunirete voi che desiderate imparare tutte le arti della stregoneria, e tuttavia... Ho sostituito le parole “streghe” e “stregoneria” con “misteri” e “Arte”, parole che non ne snaturano il contenuto, non danno adito a fraintendimenti per coloro che non sono wiccani e sono, in linea con il componimento, molto più poetiche. Si badi bene,  queste mie piccole modifiche non tolgono niente di niente all’anima del brano, tenendo soprattutto presente che dell’Incarico ci sono molte versioni e molte le modifiche testuali apportate, senza ovviamente snaturarne il senso. I punti importanti su cui focalizzare l’attenzione sono diversi. In “meglio se quando la luna è piena” indica il giorno appropriato alla Dea, il plenilunio, l’Esbat sera di riunione. Nell’inciso “vi riunirete in qualche luogo segreto” sta ad indicare il carattere misterico della Wicca: l’Arte non è per tutti e anche se molto, ora, è appannaggio di tutti, pochi sono in grado di capire davvero. Per cui è meglio celebrare in segreto, soprattutto nel senso di “con pochi”. Ricordiamoci che la coven ha un massimo di 13 membri. Terzo punto “Quando avrete bisogno di qualcosa... adorerete lo spirito di Me... a voi Io insegnerò”, insegnamento importante che spesso sfugge a molti praticanti: quando si ha bisogno di “qualcosa” (problemi quotidiani e non) cosa si deve fare? Bisogna prima di tutto adorare la Dea. Adorare vuol dire rivolgere la parola(da orare), invocare, supplicare, rendere onore e rispetto. Questo contro chi, ignorando la natura della wicca la definisce “sistema magico” e non religione in quanto priva di devozione. In secondo luogo è sempre la Dea che insegna, per cui l’arte sacra proviene direttamente da lei che è la Regina di tutti i misteri. L’Arte non è un artificio dell’uomo ma un’ Arte Sacra che la Dea insegna a pochi. In “sarete liberi dalla schiavitù” si intende, in senso figurato che l’unio mystica tra l’anima del praticante e quello della Dea, cioè l’estasi divina,  rende realmente liberi da ogni costrizione fisica e spirituale. Questo è soprattutto uno sprone a rendersi liberi .L’azione della Dea e quella umana sono un tutt’uno, data l’immanenza divina nell’uomo. La vera schiavitù da cui oggi dobbiamo fuggire è l’ignoranza (vedi rivista Athame articolo pag. 4).”la schiavitù di ignorare e di non accorgersi della forma mentis che ci è stata imposta e che ci fa vedere il mondo attraverso delle lenti deformanti, che schedano e catalogano tutto...”. Ma la libertà alla quale ci si riferisce è la libertà dal fato(inteso in senso negativo), riecheggia il frammento 153 degli Oracoli Caldaici: “nel gregge della fatalità non cadono i teurghi”. In un mondo sorretto dalla necessità, come si salva la libertà dell’uomo? Si salva attraverso l’unione mistica con il divino, con la Dea madre degli dei. Le anime degli iniziati eludono la necessità e raggiungono l’identità con il divino da cui traggono energia per condurre la propria vita secondo la Volontà. E come segno che siamo “realmente liberi” ci comporteremo da liberi al di là delle convenzioni di qualsiasi società, secondo Natura(“danzerete, canterete, banchetterete, suonerete musica e farete l’amore, tutto in mia lode”). Essere nudi è inteso dalla maggior parte dei praticanti della Corte Esteriore e degli eclettici come gesto figurato, nel senso di essere scevri da tutto ciò che non appartiene al proprio io, lasciando questo falso sé fuori dal cerchio. Nella Wicca tradizionale lo skyclad (nudità rituale) viene invece intesa in senso reale proprio per attuare  il senso di cui sopra.

Qui invece il grande ispiratore è Crowley. Appartiene alla Dea sia la “liberazione” cioè l’estasi divina in cui si ha l’unione dell’anima individuale con l’anima mundi che è la Dea, sia la conseguente gioia sulla terra. Nella wicca la corporeità e la gioia terrena non sono disprezzate a condizione di viverle però come “un rituale” consacrato alla Dea (vedremo in seguito) cioè di viverli come atti sacri e non come semplici sollazzi fini a loro stessi, desacralizzando, come oggi è d’uso fare atti che sono strettamente connessi con il sacro come il sesso o il cibo. In questo mondo plasmato nel conflitto, la condotta da tenere, il faro da seguire è il nostro “più alto ideale”, la nostra Volontà vera. Una volta trovato, una volta “visto” bisogna sempre tendere verso esso, senza esitazioni. Traspare l’etica agonistica ( a differenza di quanti pensano che questo percorso sia per gente “molle” ed effeminata) : vivere vuol dire combattere, stare nella lotta e nella lotta trovare la misura. E’ in questo contesto che subentra la “dimensione eroica dell’esistenza incentrata fondamentalmente sull’idea della perfezione di sè. Come perfezione finita, certo; però con il massimo da dover  trarre da sé per configurare la propria potenza” (Salvatore Natoli -I nuovi pagani-il saggiatore). Con “Perchè Mia è...e Mia è...” si intende che attraverso la Dea si muore e attraverso di Lei si rinasce. Il Calderone di Cerridwen è l’Ispirazione divina che corrisponde al sacro vaso dell’immortalità ( ho sostituito Graal della versione inglese con vaso secondo il suo significato originario, dal latino crater che a sua volta viene dal greco κρτήρ, krater cioè vaso appunto). Questo vaso era una sorta di Cornucopia nella mitologia celtica, simbolo di abbondanza e fonte di ogni bene, oltre che ad essere simbolo mistico dell’altra vita.  Molte tradizioni esoteriche hanno inteso il Graal come simbolo di Conoscenza ed è in questo senso che il sacro vaso è il calderone di Cerridwen: è il grembo della Dea. E’ quindi scaturigine della Vita e meta finale di essa. E’ la culla e la tomba e quindi inizio della rinascita ma anche fine delle rinascite e ricongiungimento finale (l’immortalità del vaso). E’ fonte di conoscenza in quanto presiede al Ciclo (vedi la Discesa della Dea).

Qua si ribadiscono i concetti sopra esposti a riguardo del rapporto Vita/Conoscenza, chiarendo la non essenzialità dei sacrifici (i sacrifici/offerte servono all’uomo vedi Salustio- Degli Dei e del mondo) e finendo con: “Mio amore si riversa sulla terra”. Questo vuol dire che non solo la Dea è la Madre fonte della Vita, ma “riversa” Eros sulla terra. Attenzione intendo qui Eros nel senso originario e non nello squallore terminologico dove la società del consumo l’ha relegata. Eros è la Forza primordiale che tiene unito il Tutto sia a livello fisico che metafisico. Eros è abissale e induce, attraverso la bellezza, al riconoscimento della natura simbolica del cosmo. Proprio come negli Oracoli Caldaici “da una parte è agente della fuoriuscita da sè del Principio, generatrice di mondi, e della costituzione di tutto ciò che ha forma e individuazione; dall’altra riconduce ciò che è fuoriuscito dal Principio, in quanto sua espressione, a ricongiungersi con il Principio, attraverso la negazione dell’individuazione”(Oracoli Caldaici-bur-commento al frammento 45), proprio come due amanti che con la forza del loro amore diventano un tutt’uno per poi riscoprirsi come singoli. (vedi la voce Amore come Eros).

In questi versi si scopre e si ribadisce la natura di Anima Mundi della Dea che da vita al cosmo che è una sua emanazione, una sua manifestazione esattamente come Rea/Ekate negli Oracoli. Lei avvolge tutto l’universo, come la madre che ha in grembo il figlio. Per “Da Me..a Me” vedi sopra. La Dea chiama “Alzatevi e venite a me” , (per alzatevi si intende alzatevi “in spirito”)” lasciate che il vostro io divino più profondo sia avvolto dall’estasi dell’ infinito”  cioè lasciate che la vostra anima sia sopraggiunta, avvolta e congiunta con Lei, questa unione divina è l’unio mystica degli antichi che permette la Grande Opera, cioè l’Opera Sacra, la realizzazione dell’Arte.

In queste righe si esplica un concetto accennato sopra,  cioè che gli atti di amore e piacere sono rituali consacrati alla Dea, non vi è lo spregio della gioia corporea finché essa è considerata come forma di “adorazione” cioè come qualcosa di sacro. Molto spesso si interpreta male questo passaggio credendo che la Dea richiede rituali libidinosi. Il concetto è molto più complesso di quello che sembra. La Dea rende “liberi dalla schiavitù” compresa quella morale sopraggiunta ad uno stato naturale. Lo storico delle religioni Mircea Eliade nel suo trattato di storia delle religioni afferma: “Fra le differenze che separano l’uomo delle culture arcaiche dall’uomo moderno, c’è l’ incapacità di quest’ultimo a vivere la vita organica ( e anzitutto la vita erotica e la nutrizione) come un sacramento”. La wicca si propone di tornare alla mentalità arcaica perché tutto è pieno di dei e perché la Dea è “la bellezza della terra verdeggiante, e la candida luna tra le stelle e il mistero delle acque e il desiderio nel cuore dell’uomo” , tutto è sacro e tutto è interconnesso. Dopo questo inciso ” la Dea” aggiunge “E perciò”, data cioè la sacralizzazione del “cuore che gioisce”, di conseguenza, per questo, dunque “in voi ci siano bellezza e forza, potere e compassione, onore ed umiltà, gioia e venerazione. Questo è un punto importantissimo dell’Incarico che fonda le basi dell’etica wiccana ancor prima del poema redico. I valori menzionati sono nominati non a caso a coppie speculari come rimando al concetto delle due forze opposte e complementari del Dio e della Dea. Il “figlio segreto della Dea” come viene definito da Gardner il wiccano deve possedere nel suo spirito sì bellezza(una qualità passiva femminea) ma anche forza (attiva-mascolina), deve mostrare potere(virilità) ma anche compassione( intesa paganamente come cum-pati cioè patire assieme, dato che tutto è interconnesso il dolore che colpisce l’altro colpisce anche noi stessi, in un rapporto empatico e accogliente). Ci deve essere onore(attivo) ma solo se bilanciato dall’umiltà(passivo). Ci deve essere gioia nel cuore, riprendendo il discorso di cui sopra ma strettamente correlata con la venerazione cioè devozione verso gli Dei e rispetto verso il mondo. Un etica di grande profondità.

L’Incarico si conclude con un passo ispirato ad Ali Puli il nome di un autore di testi ermetici ed alchemici del 17esimo secolo, in particolare il Centrum naturae concentratum ed è di facile intuizione: il vero segreto sta dentro di noi. In particolare il Divino non è qualcosa di assolutamente trascendente e alieno ontologicamente dall’uomo ma, una scintilla divina consustanziale al principio, risiede in noi, è noi. E’ da qui che dobbiamo partire per ricongiungerci al divino che è nel Tutto.